Il secondo sesso 

il secondo sesso

Un saggio fondamentale per il femminismo 


“La rappresentazione del mondo come tale è opera dell’uomo;

egli lo descrive dal suo punto di vista , che confonde con la verità assoluta”

Simone de Beauvoir.  

Nel 1949 Simone de Beauvoir pubblicò Il secondo sesso, una tra le opere più importanti del femminismo contemporaneo. Ancora oggi, a distanza di 76 anni dalla pubblicazione, le tesi del libro echeggiano all’interno degli spazi femministi. Il secondo sesso è un saggio monumentale, necessario e a tratti scomodo; talmente scomodo che, a seguito della sua uscita, suscitò non solo critiche, ma anche diverse censure. Infatti, nel 1956 il Vaticano considerò le tesi del libro velenose e immorali, tanto da inserirlo nell’Indice dei libri proibiti. Come riportato in un articolo del New York Times datato luglio 1956, era la prima volta che una scrittrice donna veniva censurata così duramente. Ciò che spinse il Vaticano a censurare il libro furono le tesi incentrate sulla critica al matrimonio, sul corpo della donna, sull’aborto e sul tema dell’amore.

Nonostante i tentativi di censura, questo libro entrò nelle case e nel cuore di tantissime donne. Molte di esse raccontarono come la sua lettura fu rivoluzionaria. Un’importante testimonianza è quella di Luce Irigaray, che nella prefazione del suo libro Je, tu, nous. Pour une culture de la différence scrisse:

“Qual è la donna che non ha letto Il secondo sesso? Che non è stata illuminata, che dopo la lettura non è magari diventata femminista? (…) Rispettare Simone de Beauvoir significa continuare il lavoro teorico e pratico di giustizia sociale che lei ha condotto a modo suo; significa non richiudere l’orizzonte di liberazione che ha aperto a molte donne.”

«Donna non si nasce, lo si diventa» è una delle frasi più celebri di Simone de Beauvoir. Questa citazione rende giustizia all’immenso e passionale lavoro svolto dall’autrice, incentrato su una riflessione acuta sulla condizione secolare della donna e sulla nascita della femminilità. Il libro si divide in due libri : il primo libro ”fatti e miti”, in cui si trovano diversi temi che spaziano dalla biologia alla storia, dalla filosofia alla letteratura; il secondo volume si intitola esperienza vissuta e raccoglie, attraverso diverse testimonianze, le tappe della vita di una donna.

Ma cos’è la femminilità? La femminilità è l’insieme di comportamenti che vengono attribuiti a una donna. Per Simone de Beauvoir la femminilità non è un costrutto biologico, bensì sociale. In altre parole, ciò che determina sia la femminilità che la mascolinità sono le strutture sociali, culturali e familiari. Sin dall’infanzia, ai bambini e alle bambine viene impartita un’educazione differente. Come sostiene anche Elena Gianini Belotti, pedagogista italiana, nel suo libro Dalla parte delle bambine, l’educazione si fonda ancora su rigidi stereotipi di genere che condizionano opportunità, comportamenti e aspirazioni future. Ragion per cui, nessun dato scientifico, come riportato nel capitolo sulla biologia, dimostra una presunta inferiorità femminile rispetto all’uomo; anzi, l’autrice mostra come discipline come la biologia siano state spesso strumentalizzate per considerare la donna come sottocategoria dell’umano. Infatti, nella prima parte del libro si legge:

“L’umanità è maschile e l’uomo definisce la donna non in quanto tale ma in relazione a se stesso; non è considerata un essere autonomo. La donna si determina e si differenzia in relazione all’uomo, non l’uomo in relazione a lei: è l’inessenziale di fronte all’essenziale. Egli è il Soggetto, l’Assoluto; lei è l’Altro. La categoria dell’Altro ha origini remote.’’

E si comprende facilmente come determinati miti, racconti e pregiudizi abbiano influito, per secoli, sulla crescita e sull’educazione non solo delle donne, ma anche degli uomini: dal mito di Pandora, la donna origine di ogni male; a quello di Eva; al Malleus Maleficarum, manuale scritto per giustificare la violenza verso le donne considerate streghe. Tutti questi miti hanno influenzato la società tale da considerare la donna come Altro, e non come soggetto autonomo.

A tal proposito Simone de Beauvoir scrisse:

«Tutto contribuisce a rafforzare agli occhi della ragazza questa gerarchia. La sua cultura storica, letteraria, le canzoni, le favole con cui è stata cullata, sono tutte esaltazioni dell’uomo. Gli uomini hanno fatto la Grecia, l’Impero Romano, la Francia e tutte le nazioni; hanno scoperto la Terra e l’hanno sfruttata; l’hanno governata, l’hanno popolata di statue, quadri, libri. La letteratura infantile, la mitologia, le novelle riflettono i miti creati dall’orgoglio e dai desideri degli uomini: attraverso lo sguardo maschile, la ragazzina esplora il mondo e vi decifra il proprio destino. La superiorità maschile è ovunque: Perseo, Ercole, Davide, Achille, Napoleone… quanti uomini per una sola Giovanna d’Arco; e dietro di lei si staglia la grande figura maschile di San Michele Arcangelo. Non c’è niente di più noioso dei libri che narrano le vite delle donne famose: sono figure pallide, vivono spesso nell’ombra di qualche eroe. Eva è stata creata come compagna di Adamo, tratta dal suo fianco; le dee della mitologia sono frivole e capricciose; mentre Prometeo ruba il fuoco al cielo, Pandora apre il vaso maledetto. Tutti i fatti importanti accadono attraverso gli uomini. Se la ragazza legge i giornali, se ascolta le conversazioni degli adulti, scopre che ancora oggi gli uomini governano il mondo. I capi di Stato, i generali, gli esploratori, i musicisti, i pittori che ammira… sono tutti uomini.»

Il secondo sesso si conclude con un invito esteso all’intera società a liberarsi non solo dalle catene culturali, ma anche ad apportare mutamenti significativi in tutti i settori da lei citati. Questa via, proposta dall’autrice, non mira a sostenere una superiorità femminile, ma propone parità e uguaglianza, poiché rappresenta il vero cuore della lotta femminista.

Paola Laviola

Credit foto

FONTE: il secondo sesso, di Simone de Beauvoir; New York Times.