Water Hope e Plastic Whale, per un azzurro più pulito

L’acqua ricopre un ruolo centrale nella vita di tutti i giorni, dall’uso domestico all’uso industriale: circa il 70% dell’acqua consumata sulla Terra è impiegato per l’uso agricolo, il 20% all’interno delle industrie e il 10% in ambito domestico, come la preparazione del cibo, la pulizia del corpo, di ambienti pubblici e domestici. Nei paesi occidentali una persona utilizza in media 162 litri di acqua al giorno.

In ambito industriale, l’acqua è utilizzata principalmente in tre modi: come materia prima nel processo di produzione, per il raffreddamento dei macchinari e per il lavaggio degli impianti. Le acque utilizzate nei cicli produttivi, però, spesso vengono rilasciate nuovamente in natura senza gli opportuni accorgimenti, trasformandosi così in materiale inquinante per il nostro ambiente. D’altro canto, anche a livello individuale, l’uomo rilascia rifiuti di sua spontanea volontà nelle nostre acque. La conseguenza di queste attività ha portato a un forte inquinamento di mari, oceani e falde acquifere peggiorando la qualità dell’acqua che quotidianamente viene utilizzata. 

Per fronteggiare questo problema, una soluzione è quella di sviluppare e utilizzare mezzi di depurazione delle acque, come Water Hope. Irina Kosygina è la mente dietro alla nascita di questo progetto, un robot che pulisce le aree costiere dai rifiuti, raccogliendo detriti galleggianti e fango e che può essere controllato da smartphone

«Ho letto che nel 1992» – spiega Irina riguardo alla creazione del progetto – « migliaia di paperelle di gomma sono cadute da una nave durante il trasporto nel pacifico. Questi giocattoli si possono ancora trovare vicino alle zone costiere. Ciò ha avuto effetti negativi sull’ecologia, inclusa la popolazione ittica, perché hanno pensato che questi giocattoli fossero cibo. […] anche se la percentuale di spazzatura che cade dalle navi è del 20%, il restante 80% riguarda rifiuti prodotti dalle persone. La spazzatura rimane in acqua per decenni e influisce sulla vita dell’acqua. Il problema ha una rilevanza internazionale perché l’acqua gioca un ruolo fondamentale nella vita della Terra» 

Irina spiega che il suo progetto è nato dall’insorgere di un problema che riguarda chiunque si trovi su questo pianeta, ovvero l’aumento dei detriti marini: «Dopo aver studiato le soluzioni già in essere per affrontare il problema, ho concluso che non sono efficaci perché l’acqua dovrebbe essere pulita spostandosi, non stando in un unico posto. […] Il robot di filtraggio Water Hope è una macchina eccezionale, perché si muove nell’acqua ed è in grado di pulire tutto il territorio pre-pianificato, invece di punti costieri definiti, come fanno gli analoghi esistenti». 

Diverso è l’approccio al problema utilizzato da Plastic Whale, un movimento nato da un’idea di Marius Smit, con lo scopo di liberare le acque dalla plastica, dando una seconda vita ai rifiuti. Il movimento lavora su tre pilastri: We collect, We create, We educate, declinabili quindi rispettivamente in attività di raccolta di rifiuti di plastica, di economia circolare – tramite la costruzione di barche e attrezzature da ufficio a partire dai materiali plastici raccolti – e infine, workshop e programmi educativi per sensibilizzare sul tema giovani e aziende. Il progetto è partito dai canali di Amsterdam, per poi continuare nel porto di Rotterdam e in seguito espandendosi in altre aree del Nord Europa. Per cercare di recuperare il più plastica possibile, ad Amsterdam hanno pensato di coinvolgere anche i turisti, a tal punto che la pesca della plastica è stata inserita nelle cose da fare in città. In compagnia di un olandese i turisti hanno la possibilità di percorrere i famosi canali per raccogliere rifiuti che saranno poi trasformati in mobili per design come tavoli, sedie, lampade o pannelli acustici.

Marta Federico

© Credit immagini: link + link + link

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