Brigata Basaglia: democratizzare la salute mentale in e per la comunità

Precarietà lavorativa, economica e abitativa. Questioni esacerbate da mesi di semi-reclusione in molte regioni d’Italia. E nonostante l’apparente illusione di aver depotenziato la macchina del produttivismo frenetico e del consumismo verace, i ricavi di Amazon nel terzo trimestre del 2020 sono cresciuti del 197%. La richiesta di continuare a essere produttiv* si è concretizzata nello smart working, una virtualizzazione del mondo del lavoro che in molti casi si è limitata a confinare stress e frustrazione entro le mure domestiche.

In tempo di pandemia, nel tentativo di «affrontare la depressione in un senso olistico e integrale […] è impossibile districare il problema mentale da quello sociale e politico». A parlare è Gianpaolo, membro della Brigata Basaglia, una progetto venuto alla luce durante i primi mesi del lockdown italiano e volto a sopperire alla mancanza di una rete di accoglienza per problemi di salute mentale. A fronte della drastica riduzione delle forze di molti Centri Psicosociali (CPS), «ci si è resi conto che per far fronte all’emergenza non si doveva solo portare pacchi alimentari e distribuire mascherine: c’era anche un sacco di disagio psicosociale». E così la Brigata ha creato un numero telefonico di supporto psicologico.

Ruoli e responsabilità dei membri variano a seconda dell’esperienza. A ogni persona che chiama viene assegnato un codice da verde a rosso a seconda della gravità della situazione. Il compito di Gianpaolo, parte del gruppo clinico, è quello di seguire le persone per un totale di 4 sedute gratuite: poi ciascun* può decidere se intraprendere un percorso di psicoterapia indipendente.

Brigata Basaglia, nata dall’eredità di esperienze esistenti, tra cui il progetto Spampanato, si propone «di portare la salute mentale nella comunità, al di fuori delle dinamiche sia economiche che escludono moltissime persone, sia istituzionali che invece stigmatizzano questo tema». Oltre a denunciare un sistema sanitario discriminatorio nei confronti di chi non dispone di risorse economiche sufficienti o non ha i documenti in regola, si espongono i rischi di un approccio totalmente medicalizzante, e della stigmatizzazione che spesso ne consegue, per chi soffre di disturbi psicosociali. «Crediamo che oltre a un discorso clinico volto a indagare le cause della propria depressione, sia importante prestare attenzione al contesto sociale che porta le persone a restare senza lavoro, a ritrovarsi con un partner abusivo, a essere sotto sgombero».

Tra i motivi che spingono le persone a rivolgersi a Brigata Basaglia ci sono, oltre alle ristrettezze economiche, anche il riconoscimento di un approccio informale e di una visione non conservatrice. Nel tentativo di debilitare i meccanismi di appropriazione della salute mentale da parte di organismi professionali come ospedali, accademie, e studi privati, Brigata Basaglia opera per traslocare la questione della salute mentale nella comunità. E, insieme al progetto di assistenza telefonica, sembra stia prendendo forma anche un percorso di educazione, sensibilizzazione e formazione rivolto ad altre realtà sociali.

Gaia Bugamelli

Credit immagini: link

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