Dalla fusione di armi illegali nasce l’Humanium Metal: un materiale simbolo di pace e sicurezza

Ogni giorno più di duemila persone vengono ferite da armi da fuoco e sono duecentomila i morti da queste causati ogni anno. In tutto il mondo circolano 875 milioni di armi di piccolo calibro e ne vengono prodotte a milioni ogni anno. In media, nel mondo, il 60% di tutte le morti violente sono causate da armi da fuoco; nell’America centrale la percentuale arriva al 77%. 

In risposta a questi dati significativi, nel 2016 la non profit svedese Individuell Människohjälp Swedish Development Partner (alias IM) ha avviato l’iniziativa Humanium Metal: l’obiettivo dichiarato è  diffondere la consapevolezza dell’impatto devastante delle armi da fuoco illegali e della violenza armata, nonché generare fondi urgentemente necessari per dare potere alle persone che vivono in società dilaniate dal conflitto. Il progetto prevede che, in paesi come El Salvador o il Guatemala, la polizia consegni i fucili e le pistole sequestrati a gang armate alla IM, la quale separa le parti in legno da quelle in metallo, per poi fondere queste ultime. L’Humanium è ciò che viene ricavato da questo processo: si tratta di un materiale composto al 95% da ferro e pronto per iniziare una nuova vita. Viene quindi trasformato in lingotti, trasportato in Svezia e ridotto in polvere che può essere utilizzata come materia prima. I prodotti realizzati con l’Humanium sono di vario genere (orologi da polso, bottoni, trottole, bracciali, auricolari…) e parte del ricavato della loro vendita è destinata a finanziare programmi di assistenza alle vittime da armi da fuoco e progetti di ricostruzione di quelle stesse zone devastate dalla violenza delle gang. 

L’importanza dell’Humanium Metal è duplice: consente una riduzione tangibile della violenza armata e rappresenta il contrappasso dallo strumento bellico a uno per la pacificazione e la sicurezza. È per questo che l’operazione ha ricevuto vari premi e riconoscimenti, anche da figure di spicco come il Dalai Lama. 

Per finire, questo progetto, riducendo i flussi illeciti di armi da fuoco, risponde perfettamente all’obiettivo di sviluppo 16 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che prevede la promozione della pace, della giustizia e di istituzioni forti.

Aloisia Morra

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