Respira Torino: un progetto di riqualificazione territoriale un po’ stravagante

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È uno di quei giorni piovosi di dicembre, a Milano, quando io e Pietro ci incontriamo per andare a vedere una mostra di fotografia. Tra una chiacchiera e l’altra, ecco che mi racconta di un progetto che ha creato con alcuni amici qualche mese fa: Respira Torino. 

«Tre mesi fa un ragazzo, Momo, aveva voglia di condividere poesie con alcune persone»- inizia a raccontarmi Pietro – «e questa estate con i suoi amici si sono trovati a recitare le sue poesie davanti ad altre persone. Dall’idea di Momo è nato questo gruppo di ragazzi che volevano mettersi in gioco, non solo di fronte gli amici, ma anche di fronte a sconosciuti, di fronte ai passanti di via Modena, a chi passa per la via per rincasare dopo una giornata di lavoro, o per comprare il pane, da pensionati a studenti». 

Il loro palco è proprio la finestra di Via Modena 48, una strada qualunque del quartiere di Torino, Borgo Rossini, nato come quartiere operaio a cavallo tra gli Anni Sessanta e Settanta.  

«Il pubblico di via Modena incarna il nostro legame con la comunità cittadina, le sue attività, i suoi luoghi, le sue memorie e le sue amicizie», scrivono i ragazzi su Facebook

Come si svolge?

Ci sono state tre edizioni, a ottobre, novembre e dicembre. Le prime due si sono svolte secondo i canoni di Italia’s got talent, con un presentatore che ha presentato uno ad uno gli artisti.

La terza edizione ha visto un susseguirsi di artisti attraverso un’unica esposizione metateatrale. Il metateatro, usato da Shakespeare ma anche da Pirandello, è il teatro nel teatro, ossia la rottura dell’illusione scenica.  Se dunque fino alla seconda edizione la finestra era un muro, cioè l’illusione scenica che separa l’artista dal pubblico, con la terza edizione hanno cercato di coinvolgere il pubblico, con attori che rompono il separè incarnato dalla finestra, facendo in modo che tutto diventi teatro. 

Temi e contenuti?

L’ultima edizione ha avuto luogo un venerdì 13 e i temi trattati sono stati la sfortuna, il caso e la distanza. Questa scelta ha riflesso un duplice obiettivo, da una parte distruggere il luogo comune che venerdì 13 porti sfortuna; dall’altra parlare della distanza del giovane universitario fuori sede che deve rincasare nella sua città natale.

Il progetto coinvolge circa 11 ragazzi che si incontrano una volta alla settimana, un gruppo presieduto da Roberto Luis Valenti, di origini peruviane: si discute di discipline artistiche e si arriva a creare spettacoli che trattano di temi quotidiani, di luoghi comuni, di ciò che più è vicino alla gente

Pubblico novembre

Futuro? 

«Vorremmo portarlo al di fuori di Torino»- continua Pietro- «in città non solo italiane, e anche nelle scuole in autogestione. Nonostante sia un progetto di universitari si punta a coinvolgere anche i ragazzi del liceo». In fondo questo progetto nasce come vettore di inclusione sociale e riqualificazione territoriale, per cui più fasce d’età e più istituzioni locali sono coinvolte meglio è. 

Se mai vi capitasse di passare sotto quella finestra, fermatevi qualche secondo e tendete le orecchie, vi potrà capitare di ascoltare gli echi di uno spettacolo che…

Attraverso un linguaggio artistico che varia dal teatro alla musica, alla danza, alla poesia…
…ha regalato un respiro alla città di Torino

Maddalena Fabbi

Articolo pubblicato anche su WeJournal

© Credit immagini: courtesy Pietro Battaglini & Respira Torino