Cosa vuoi fare da grande?

Al parco, bambino sudato e accaldato arriva correndo verso la panchina dove mamma e amica di mamma sono sedute a chiacchierare. 

«Mamma mia Giacomino, come cresci in fretta!» commenta con un sorriso l’amica della mamma.

Il bambino si asciuga la fronte con il braccio, tira la borsa della mamma verso di sé e comincia a cercare, dentro quella voragine di cose ammassate, le tanto amate schiacciatine e il succo di pera, immancabili dopo le arrampicate al parco.

«Ma senti Giacomino, ma ti piace la scuola?», domanda l’amica.

Il bambino si accinge a una lotta corpo a corpo con la busta delle schiacciatine per aprirle: tira da una parte, tira dall’altra, via di denti e morsi e versi. Niente. Passa allora al succo di frutta e, bevendo d’un fiato tutto il nettare di pera, implora la madre di aprirgli le schiacciatine. Lei pazientemente apre il pacchetto tutto sbavato e ammaccato e, con gli occhi seri e un cenno della testa, incita il figlio a rispondere alle domande che gli si rivolgono. Il bambino, contemplando le mani della madre intente ad aprire la tanto l’agognata merenda, simula un movimento ascendente e discendente della testa per indicare uno svogliato ‘sì’. 

L’amica continua: «Ma senti, ma che classe fai ora Giacomino?»  

Il bambino, senza distogliere gli occhi dal futuro pasto e la bocca dalla cannuccia mangiucchiata, stacca una mano dall’imballaggio prosciugato per sollevare contemporaneamente indice e dito medio, che nel gergo infantile significa ‘seconda elementare’. 

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L’amica, non curante dell’indifferenza del bambino, sorridendogli continua: «Caspita Giacomino, già in seconda elementare! Come vola il tempo! Ma dimmi un po’, tu sai già cosa vuoi fare da grande?»  

Il bambino allora toglie dalla bocca la cannuccia diventata ormai piatta, si riasciuga la fronte con l’altro braccio, si schiarisce la voce, si gira verso di lei e, guardandola dritto negli occhi, risponde: 

«Anna, ci conosciamo ormai da molti anni e conosci bene la mia propensione e passione per le materie scientifiche. Sappiamo entrambi che intraprenderò una carriera nel mondo della protezione e conservazione dell’ambiente marino; e non tanto per il mio amore per Freddy, il caro vecchio amico pesce rosso, ma perché ci sarà parecchio da fare in vista di tutti i danni che voi adulti continuate a fare. Non fraintendermi, so benissimo che ho appena utilizzato una cannuccia di plastica per bere la mia rinfrescante bibita zuccherina al sapore di pera che mia madre si ostina a comprare, aimè, al posto di una vera pera. La mia non è una critica diretta verso gli adulti che abitano il mio entourage, ma una semplice riflessione sulla quantità di lavoro che dovrò fare quando avrò la tua età per rimediare a piccoli gesti quotidiani sui quali nessuno riflette e alla pigrizia delle vostre, e quindi nostre, azioni. Detto questo, Anna, ho 7 anni e vorrei avere la libertà di poterti dire che vorrei fare il pittore da grande e disegnare solo pesci e balene, qualche alga come decorazione, e, di tanto in tanto, un polpo, enorme! Un polpo rosa enorme. Ma non posso permettermi questo sogno, dato che il tempo scorre e l’estinzione di alcune specie è prossima. Pertanto, Anna, oggi, lasciami mangiare in tranquillità la mia schiacciatina e se domani vorrai pormi questa domanda, prima di farmela, pensa a cosa fai tu oggi e poi a cosa vorrò o potrò fare io domani».

Mishel Mantilla

I Polo Racconti sono piccole narrazioni che hanno come sfondo un evento o un luogo reale: uno spostamento in metro, un viaggio in macchina, in fila alle Poste, un pomeriggio al parco, la sera in cucina, e tanto altro. Da questi eventi o luoghi, ispirati alla vita di tutti i giorni, nascono delle azioni di personaggi (reali o non) che finiscono per rivelarsi del tutto assurde, poiché non corrispondenti alla realtà che conosciamo, o meglio, alla realtà per come siamo abituati a vederla. Oppure che risultano assurde, proprio perché corrispondono a schemi e convenzioni che abbiamo finito per accettare come normali.

I Polo Racconti iniziano e finiscono in meno di una pagina ed esistono così, per dire e raccontare quel che gli altri ci vogliono vedere. 

© Credit immagini: link + link

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