Jimmy Butler: alla conquista di un sogno

4.jpgJimmy Butler è il perfetto esempio di come credere nelle proprie capacità e lottare per raggiungere il proprio sogno, a prescindere dagli ostacoli che si incontrano durante il tragitto.

Di ostacoli Jimmy ne ha incontrati parecchi: cresciuto senza un padre, andato via di casa prima che lui nascesse, a tredici anni resta in mezzo ad una strada. La mamma infatti, stanca di crescerlo, decide di abbandonarlo a Houtson in Texas, dove il tasso di delinquenza è altissimo (62,69% nel 2017).

Jimmy resta senza un posto dove dormire per quattro anni, passa da case di amici, centri di accoglienza per senzatetto e qualche volta rimane a dormire sotto i ponti di Houtson, dentro a un cartone. Riesce però a coltivare la sua passione più grande, la pallacanestro, tanto da riuscire a entrare nella squadra liceale della Tomball High School.

È a liceo che conosce Jordan Leslie, con cui crea un legame di amicizia talmente profondo (anche se partito dopo una sconfitta di Leslie in una gara da tre punti) che Jimmy viene adottato dalla mamma di Jordan, Michelle. Lei lo accoglie in casa sua (con i suoi altri sette figli), lo sprona e lo ama, dandogli quell’affetto che al ragazzo mancava da almeno cinque anni, o forse da sempre.

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Inizialmente preso dal Tyler Junior College, proprio grazie alle sue prestazioni cestistiche, Jimmy migliora costantemente, tanto che viene notato dalla rinomata Marquette University: in breve diventa titolare, mettendo sempre al primo posto la squadra invece che le personali statistiche e nel 2011 arriva anche la convocazione in NBA.

Non è finita qui: nel tempo Butler diventa uno dei giocatori titolari dei Chicago Bulls e vince nel 2014 il premio MIP (Most Improved Player, ossia giocatore più migliorato dell’NBA).

Una bella storia e un bel messaggio per chi ha un sogno nel cassetto: non importa quanti imprevisti capiteranno, con impegno, costanza e coraggio tutti possono diventare campioni.

Daniela R.

© Credit immagini: link + link + link + link

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