Lo zuccherificio diventato museo

Sergio Fioravanti, oggi direttore del neonato Museo della Città e del Territorio – Classis Ravenna, si è proposto di raccontarci un’interessante testimonianza di un luogo di storia e di cultura prezioso per il territorio ravennate.

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Marta Colangelo: Com’è nata l’idea di trasformare l’Ex Zuccherificio di Ravenna in un museo del territorio?  

Sergio Fioravanti: «La storia del museo comincia negli Anni Ottanta, quando il complesso industriale rimane inutilizzato, diventando un problema sociale per la cittadina di Classe. L’amministrazione comunale negli Anni Novanta era avveduta del fatto che questo edificio andasse in qualche modo recuperato. Iniziava a farsi avanti l’idea di un recupero dell’archeologia industriale e la fortuna vuole che negli stessi anni vi fu il rinvenimento di alcuni mosaici nel pieno centro di Ravenna: si trattava di un’intera domus antica, la Domus dei tappeti di pietra. Nel corso degli anni si pensò di destinare i suoi mosaici all’esposizione permanente del museo».

 MC: È vero che il museo rappresenta il più importante intervento di archeologia industriale in Italia?

SF: «L’ex zuccherificio rappresenta il più importante monumento ad essere recuperato in una funzione culturale. Le dimensioni testimoniano non solo il recupero di un edificio di seimila  m2 ma anche il recupero di un’area scoperta di millecinquecento  m2, oggi destinata a parco pubblico. I primi due mesi dopo l’apertura del museo hanno fatto undicimila visitatori. Considerando che la fruizione di solito si prospetta in primavera, è stato un ottimo effetto lancio».

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 MC: So che vi è una sezione del museo dedicata alla storia dell’ex industria. In che modo viene raccontata e come si integra con l’esposizione della Ravenna antica? 

SF: «La storia dell’ex industria viene raccontata per immagini e video. In particolare sono illustrate foto delle campagne saccarifere per le barbabietole e racconti dei cicli di produzioni degli ultimi anni della fabbrica. Lo zuccherificio dagli inizi del Novecento  fino agli Anni Ottanta era fulcro della società ravennate, se pensiamo che negli ultimi anni durante l’estate gli studenti sfruttavano le campagne per permettersi gli studi. A questa sezione si collega la storia più antica di Ravenna. L’esposizione in questo caso va per racconto cronologico della città e per approfondimenti tematici».

MC: Oltre alla collezione permanente quali mostre sono previste?

SF: «Ci stiamo lavorando. Siamo proiettati verso l’allestimento degli altri spazi del museo.  Quello che sappiamo è che saranno mostre archeologiche e d’arte moderna declinate sul discorso del mosaico, che rappresenta l’oggetto tipico della città di Ravenna»

Marta C.

© Credit immagini: Courtesy di Tommaso Raffoni di RavennAntica

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