«Eppure noi continuiamo a vivere in questo assurdo, quanto alla giurisprudenza. Se non ci hanno provveduto da sé, i nostri discenti diventano dottori, senza aver mai veduto un caso vivo del diritto. Noi insegniamo a loro certamente qualcosa che somiglia alla fisiologia o alla patologia; comincio ad essere meno certo che vi sia fra i nostri insegnamenti, uno che risponda al concetto dell’anatomia; in ogni modo alla clinica è fuor di questione che non si pensa nemmeno»

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Parlava così Carnelutti, illustre giurista italiano, nel 1935. Da allora non è cambiato molto all’interno delle facoltà di giurisprudenza. Chi studia diritto lo sa, le occasioni di fare pratica son poche e bisogna andarle a scovare, spesso competendo con centinaia di studenti. Da qualche anno a questa parte, tuttavia, ha cominciato a diffondersi in Italia un modello di insegnamento nato negli Stati Uniti ma poi diffuso in tutto il mondo: quello della clinica legale. Questo metodo si pone due obiettivi principali:

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  1. permettere agli studenti di mettere le mani in pasta. Sono loro infatti i protagonisti della clinica. Per la prima volta si trovano ad affrontare e cercare di risolvere casi pratici sotto la supervisione di un docente e/o dello studio di un avvocato.
  2. offrire assistenza legale a chi ne ha più bisogno. Dopo uno studio sociologico del territorio si individua la fascia o le fasce più in difficoltà ad accedere ai servizi di tutela giuridica ed è proprio a questi soggetti che la clinica si rivolge.

In Italia troviamo cliniche a Bologna, Palermo, Firenze e Torino, per citarne alcune tutte nate di recente, su temi molto diversi, dal carcere al diritto di famiglia.

Partecipando alla clinica legale di Genova in materia di immigrazione e asilo ho capito, realmente, che studiare giurisprudenza è stata la scelta giusta: per la prima volta ho lavorato con il diritto vero, quello quotidiano che non prende polvere nei libri, ho cercato di aiutare persone in difficoltà che a loro volta mi hanno insegnato come ci si rapporta con il cliente. Ho sbagliato e corretto il tiro, sapendo di avere un paracadute, che ho utilizzato sempre meno.

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Quindi coraggio aspiranti giuristi: andate a scovare la clinica nella vostra città e mettetevi alla prova, non ve ne pentirete!

 

 

Daniela R.

© Credit immagini: link + link + link + link

 

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