Silvia Distefano, anestesista al San Martino di Genova, è sempre stata una persona sportiva: un tipo da camminate in montagna, sciate e, perché no, anche un po’ di danza. Invece, da un giorno all’altro, nel 2007 si è trovata su una sedia a rotelle per un’infezione al midollo spinale.

«Non è facile all’inizio rimettersi in gioco: non uscivo di casa. Quando sei in giro ti senti osservato se sei un disabile». Così, per superare l’imbarazzo una volta dimessa, ha iniziato un corso di teatro: «Non mi era mai piaciuto molto, ma recitare su un palcoscenico mi è servito e credo sia stato un primo passo anche per far conoscere la disabilità al pubblico».

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Da questa esperienza Silvia ne è uscita rafforzata e ha intrapreso la strada verso una maggiore autonomia. Ha preso la patente speciale e poi un giorno nel 2009 ha ripensato allo sci, sport praticato con passione da piccola, interrotto con gli studi di Medicina e ripreso prima dell’infezione con qualche sporadico giorno di ferie in settimana bianca. Cercando su Internet, ha trovato una scuola sci specializzata in Trentino: «una settimana dopo ero sulle piste».

In alcuni percorsi di riabilitazione viene consigliato lo sport, ma in molti casi, come era successo a Silvia, i disabili non sono neanche informati di quanto possano davvero essere in grado di fare. «La piscina è sicuramente lo sport più accessibile, ma è al chiuso. Io preferisco l’aria aperta» e così si è buttata nell’avventura dello sci.

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All’inizio non è stato facile: tante le difficoltà legate al trasporto delle attrezzature, all’accesso sulle piste da sci e in seggiovia, «questo è uno dei motivi per cui mi piace tornare negli stessi posti, dopo un po’ ti conoscono ed è tutto più facile da gestire».

Col tempo, la passione e l’impegno hanno portato i primi (ottimi) risultati: nel 2012 due argenti italiani in Slalom Gigante e Speciale, l’anno successivo la conferma al secondo posto in Slalom Gigante, nel 2014 in Europa e ai mondiali un quarto posto a Rinn in Slalom Speciale. Pur interrompendo poi le gare all’estero per via delle trasferte troppo faticose, Silvia non si stanca di vincere e dopo altri successi si aggiudica nel 2017 l’oro in Slalom Speciale, categoria Sitting.

Silvia non è solo una campionessa, si dedica al volontariato per aiutare chi ha disabilità a vivere una vita ‘normale’, a partire dallo sport. Grazie alle sue competenze mediche si adopera per far conoscere la disabilità anche da un punto di vista fisiologico e anatomico, non solo pratico, a vari sportivi. Ha collaborato con maestri di sci, guide speleologiche, ma anche maestri di Krav Maga.

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Tutto questo perché? «Chiunque di noi viene prima o poi durante la sua vita a contatto con la disabilità: in prima persona o per via di qualche conoscente o anche semplicemente con l’invecchiamento. Così cerco il più possibile di diffondere il mio messaggio: far conoscere la disabilità e far capire che si possono fare tante cose lo stesso, che si può vivere ‘come gli altri’».

Con qualche fatica in più, certo. In una città come Genova (e in tante altre) non è facile muoversi se si hanno disabilità a causa delle molte barriere architettoniche. Esiste però No Barriere, un’app gratuita con cui si possono effettuare segnalazioni inviando semplicemente foto e posizione GPS. «Segnalo tutto quello che posso, ma non siamo in molti. È importante però: chi trova le barriere spesso viene scoraggiato e rimane in casa», e senza uscire e segnalare si crea un circolo vizioso. Lettori, dunque, smartphone in mano e diamo il via alle segnalazioni!

Carolina S.

© Credit immagini: link + link

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