Con un’espressione di gioiosa fatica sopra un volto scavato ma vitale Gianni giunge con un balzo al traguardo. Come un eroe che abbia compiuto un’impresa inenarrabile viene accolto dalle persone che l’hanno seguito durante l’impresa durata sette giorni.

Ufficialmente Gianni è arrivato al termine di una competizione, l’Ironfly, ma l’ha vissuta piuttosto come una sfida personale, fatta di duecentottanta chilometri e quindicimila metri  di dislivello percorsi a piedi e molti altri in volo. Una prova non solo fisica ma soprattutto di stress psicologico, basata su continue scelte di strategia e lavoro di squadra.

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Gianni ha ventisei anni, è un ragazzo di Milano, laureato in giurisprudenza, aspirante notaio alle prese con il praticantato in uno studio legale. È da sempre appassionato di montagna, pratica sci alpinismo e arrampicata attraverso i quali entra con la montagna in un rapporto di fusione mistica. «È difficile stare lontano dalle montagne»,dice, «nelle pause dallo studio e nei week end cerco di andarci, ma purtroppo non sempre è fattibile».

Quattro anni fa entra in contatto con il parapendio. Se ne innamora e decide di prendere il brevetto per diventare pilota. In poco tempo impara ad utilizzare il mezzo per percorrere le lunghe distanze e si iscrive all’Ironfly, gara di quattrocentocinquanta chilometri in linea d’aria da percorrere a piedi e in parapendio.

Molti tra i concorrenti sono atleti di professione. Gianni non lo è, ma la determinazione a partecipare fa sì che la sfida non si ponga al di là delle sue potenzialità. Approfitta di ogni ora libera per allenarsi, accompagnato dall’amico di sempre, Ago, supporter ufficiale durante la gara.

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Inizia la competizione e nella testa Gianni tiene un importante concetto: «O tu porti il parapendio sulle spalle o il parapendio porta te». Insomma, bisogna tentare di volare il più possibile. Ma non è sempre facile, si deve tenere conto di molti parametri e delle condizioni meteo.

Vince la sua scommessa, arriva a destinazione preceduto da soli cinque concorrenti. La gioia però non è la posizione acquisita, ma l’esser riuscito ad arrivare fino in fondo nonostante le difficoltà nell’allenarsi a causa della vita in città. Ancora, l’essere arrivato grazie al gioco di squadra e la reciproca fiducia con Ago e il team Lambda che lo hanno supportato lungo tutto il percorso. Infine, l’essere riuscito a prendere le scelte giuste al momento giusto, provando a se stesso di essere degno del proprio risultato.

Isabella S.

 

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