Se dico Genova cosa pensate? Tiro a indovinare: acquario, mare, vicoli, focaccia, pesto, Cinque Terre, Faber… e Staglieno? L’avreste mai pensato? Sapete di cosa parlo?

Anche i lettori genovesi, azzarderei, non hanno pensato a Staglieno, tutt’al più oggetto di visite frettolose in grigi pomeriggi autunnali per rispolverare qualche tomba di famiglia al ponte dei morti. Eppure Staglieno non è un cimitero come gli altri. 

Staglieno_CorpoArticolo_Credits_to_Daria_Vinco.jpgCe lo dimostra Walter Arnold, scultore americano che, innamorandosene, ha deciso di prendersene cura.

Arnold arrivò in Italia a vent’anni per apprendere dai marmisti di Pietrasanta l’arte della scultura. «Per vedere tutto quello che si può realizzare lavorando il marmo – racconta – 
mi dissero che dovevo andare a Genova a vedere Staglieno». E così fece. Ci andò molte volte. Il suo interesse per il luogo fu tale da scriverci un libro e, più tardi, creare un’associazione, l’American Friends of Italian Monumental Sculpture, per restaurarne le opere, perché «Staglieno non è solo un cimitero, è un museo a cielo aperto».

 

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Trentatré ettari che ospitano migliaia di stupefacenti tombe ottocentesche, molte anche di famiglie ormai estinte che dormono sulla collina, come direbbe Faber. Servono quindi molti interventi di restauro, tanto necessari quanto costosi. Per questo Arnold ha creato l’associazione per raccogliere fondi, inizialmente sfruttando il network di contatti costruito durante la sua carriera (che comprende un intervento alla Casa Bianca) e poi, anche grazie a Facebook e Instagram, interessando altri paesi come Canada, Australia, Francia, Italia, Filippine e Cile.

«Si punta alla massima efficienza: il 95% dei fondi è destinato ai restauri» e grazie alle donazioni sono state già restaurate quindici tombe, l’ultima conclusa venerdì scorso.

Ci voleva un americano per riscoprire questo tesoro? Non ne è troppo stupito: «nessuno fa attenzione a ciò che ha. Forse vedendo i nostri sforzi, anche i genovesi decideranno di interessarsene di più».

Carolina S.

English text

What do you think about if I say Genoa? I’ll try to guess: the aquarium, the sea, the vicoli (the characteristic alleys of Genoa), the flatbread, Le Cinque Terre, Faber (an Italian singer, ed.)… and Staglieno? Would you ever think about it? Do you know what I’m talking about?

Even the Genoese readers, I would say, didn’t think about Staglieno, at most a place for a quick visit in a rainy fall afternoon to brush up some family grave on All Souls’ Day. Nevertheless, Staglieno is not a cemetery like the others.

Walter Arnold, an American sculptor who fell in love with it and decided to take care of it, proves it.

Arnold arrived in Italy when he was twenty to learn the art of sculpting from the Pietrasanta marble workers. «To see everything that can be realized by working the marble – he says – they told me I had to go to Genoa and visit Staglieno». So he did. He went there many times and the interest for the place was such that he wrote a book about it and, later on, he created an association, the American Friends of Italian Monumental Sculpture, to restore the artworks, because «Staglieno is not only a cemetery, it is an open-air museum».

Thirty-three hectares that host thousands of astonishing nineteenth-century graves, many from ancient families now extinct, who sleep on the hill, translating a verse from Faber. Many restoration interventions, as necessary as expensive, are needed. Therefore, Arnold created the association in order to raise money. At first, he used the network developed during his career (that includes an intervention at the White House), then, thanks to Facebook and Instagram, he involved other countries such as Canada, Australia, France, Italy, Philippines and Cile.

«We aim for the maximum efficiency: 95% of the capital is devolved to the restorations», and thanks to the donations we have already restored fifteen graves, the last of which was completed last Friday.

Did we need an American to rediscover such a treasure? He’s not too amazed: «nobody pays attention to what he has. Maybe, after seeing our efforts, even the Genoese will decide to take care of it a little bit more».

Carolina S.

© Credit immagini: courtesy Daria Vinco

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