La musica è uno strumento di lotta alla criminalità? La ricerca di numerosi studiosi conduce a un risultato sorprendente: la musica classica scoraggia e disincentiva il compimento di reati.

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Nel 2008, in Nuova Zelanda, la musica di Mozart venne utilizzata come garante di un nuovo ordine sociale. Nel centro commerciale di Christchurch, infatti, istallarono degli altoparlanti per trasmettere le opere dell’artista austriaco. L’iniziativa vide una notevole riduzione della microcriminalità: da 77 episodi di reato a 2 in una settimana. Così afferma Paul Lonsdale, il direttore dell’associazione commercianti del centro della città, «è noto che la musica classica produca un effetto calmante e riduca il comportamento antisociale».

Ma la Nuova Zelanda non è la sola. In Italia è nato nel 2012 Musica contro le mafie a cui partecipano sessanta artisti – tra cui Brunori Sas, Fiorella Mannoia, Samuel (Subsonica), Erriquez (Bandabardò), Fabrizio Moro, Piotta – che unisce «sotto la bandiera della legalità le voci di tanti artisti italiani», «per cantare e suonare desideri di giustizia, per scuotere dall’indifferenza, dall’apatia e dalla rassegnazione» causate dalla mafia. L’iniziativa ha riscontrato notevole successo. Sono stati pubblicati, infatti, un libro, un cd, un documentario e ogni anno viene assegnato un premio a un artista emergente.

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Non è tutto, molte altre sono le iniziative di lotta contro la criminalità organizzata. Con la canzone il Silenzio è dolo, per esempio, i cantanti Luciano Ligabue, Lello Analfino e Othelloman, firmano la denuncia contro tutte le mafie e contro «chi ha voluto farci credere che il silenzio è d’oro». Il pezzo è diventato anche il titolo di un progetto presentato alla Camera al fine di sensibilizzare i giovani alla lotta contro la mafia.

La forza della musica, dunque, sostiene le parole stanche di ingiustizia a sostegno della legalità.

Camilla C.

© Credit immagini: link + link + link

 

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