Venerdì 6 marzo, Parigi, Quai d’Austeritz, 4:20 del mattino. Sono appena uscita da un locale e mi avvio verso casa. Cammino su Pont Charles de Gaulle immersa nei miei pensieri quando vedo un uomo che sale sul bordo del ponte e inizia a camminare con le braccia aperte, in equilibrio.

All’inizio penso sia una bravata, poi però continua ad avanzare lentamente e mi trovo a camminare accanto a lui. Vado al suo passo e lo guardo, ha lo sguardo fisso per terra, sembra non notarmi. Mi verrebbe da avvicinarmi e tirarlo giù di forza, ma so che sarebbe la cosa più sbagliata e allora continuo a stare in un silenzio attento.

Screen Shot 2018-04-22 at 21.13.28.pngQuando si accorge che sono lì, senza pensarci gli faccio un sorriso stupito e gli dico «Buona sera Signore, tutto bene?», la sorpresa sul suo volto è evidente. Mi sorride mostrandomi una bocca tutta sdentata e in un misto di confusione ed entusiasmo mi chiede se ho voglia di fargli un po’ di compagnia. «Certo camminiamo un po’ insieme, che ne dice di venire qui giù con me?». A questo punto, avendolo vicino a me mi accorgo che è ansimante e trema tutto, rimaniamo in silenzio.

Riprendo a camminare e lui mi sta accanto, passiamo insieme venti minuti nei quali non mi chiede quasi nulla ma mi racconta di sé. È malato, mi dice, sente delle voci nella testa e prende varie medicine. Non è nemmeno la prima volta che prova il suicidio, la vita è stata molto dura con lui ed è completamente solo. Non credo che si sarebbe buttato dal ponte quella notte, voleva che qualcuno lo considerasse, era un modo per affermare la sua esistenza.

Era palese infatti la sua gratitudine nei miei confronti, dal momento in cui gli ho detto che avrei passato del tempo con lui non ha smesso di sorridermi. Arrivati a Bastille, dopo una stretta di mano, ho proseguito dritto, lui ha girato a sinistra.

Aloisia M.

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