Sono in ritardo. Arrivo ai giardini di Porta Venezia e cerco un’entrata aperta. «Il nostro stand è dietro al planetario», le parole di Marta Clavarino, organizzatrice della Milano City Marathon per la LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori). Riesco finalmente a entrare e per me inizia la maratona. Solo che non si tratta di correre. Montare striscioni e bandiere, fare il tifo nei punti di cambio degli staffettisti – ecco i miei compiti.

Alle 8:30 partivano i maratoneti e poi a seguire gli staffettisti, ma per quell’ora avevo già perso la cognizione del tempo. La città che tanti descrivono come grigia e alienante oggi ci ha mostrato il suo volto più colorato e bello.

Questa maratona è un’iniziativa che promuove lo sport e l’aggregazione. Dal 2010, con il Charity Program,ha permesso di raccogliere oltre tre milioni di euro attraverso trecentocinquanta organizzazioni non profit. Quest’anno ventimila persone si sono iscritte come corridori, a questi numeri bisogna aggiungere tutti i volontari e i tifosi, un fiume di persone e di entusiasmo.

C’è chi corre per professione, chi lo fa per diletto e chi lo fa per dimostrare che, anche con una malattia, è la volontà che conta. Laura Emanuel, 49 anni, a novembre ha scoperto di avere un tumore al seno. Fortunatamente, anche se il cancro era aggressivo, è stato preso in tempo. Lei ha deciso di non farsi piegare dalla malattia ma di lottare. Per questo si è iscritta ugualmente alla maratona dove, oltre ad una grande soddisfazione personale, ha sentito il supporto di tutti, suo marito e i suoi figli hanno concluso con lei la gara insieme agli altri urban runnerche la sostenevano.

Una giornata per stare insieme, correre e conoscere molte storie diverse, ecco cos’è la Milano City Marathon.

Tommaso M.

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