Milano, fine degli anni Sessanta. Bisogna immaginare il fascino del contesto giovanile e studentesco di quegli anni. Pantaloni a zampa e basettoni. Ecco che a Piero e Tiko balena in testa l’idea di metter su un mercatino di libri usati per tutti gli studenti universitari che non possono permettersi di comprare libri nuovi.

Screen Shot 2018-04-02 at 11.26.46.pngUn’idea banale, diremmo oggi, ma tanto geniale da divenire il concetto progenitore di quello che oggi è Il libraccio.

Così, il mercatino nasceva come risposta sociale a un’esigenza reale. Per i due amici rappresentava un impegno civile ancora prima che commerciale.

Come funzionava? Gli studenti, a esami terminati, si recavano presso il mercatino, situato o di fronte all’Università Statale, o in piazza Vetra, e lasciavano i propri libri in conto vendita. Questi venivano rivenduti al cinquanta per cento del prezzo originale.

Un assemblaggio di cassette della frutta, più precisamente, di pere argentine, fungeva da struttura portante del mercatino. Le stesse cassette, rivolte verso l’interno, costituivano gli scaffali su cui venivano esposti i libri. Semplicità e praticità stavano alla base di questa iniziativa che, contro ogni aspettativa, avrebbe riscosso un enorme successo.

Ai primi due ‘soci’ se ne aggiunsero presto altrettanti, Silvio e Edo. Ecco che il quartetto fu costituito. Nel Settantanove nacque la prima libreria in via Corsico, sul Naviglio Grande.

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Il libraccio è il risultato del duro lavoro di quattro amici, della congiunzione di grandi fatiche che ha portato però a una ancora più grande soddisfazione. «Se all’inizio la fatica era più fisica, fatta di martelli, di scatoloni di libri, di idee raffazzonate, di libri letti nel mezzo della notte per poterli consigliare meglio il giorno dopo, di odore di carta, oggi per lo storico gruppo Libraccio la fatica è soprattutto un’altra, quella di capire il sistema-Italia che così tanto è cambiato da quando siamo nati».

Isabella S.

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