Il Graphic Interchange Format o GIF (si pronuncia con la ‘g’ dolce) è un formato per immagini digitali di tipo bitmap creato nel 1987 – nonostante la gran parte del popolo internauta l’abbia apprezzata su larga scala solo negli ultimi anni. In poche parole, mini video che si ripetono in loop –  per questa loro caratteristica definite anche nanocinema.

Dal mondo di Tumblr e dei social sono diventate protagoniste di saggi, convegni e addirittura esposizioni. Ecco la svolta, ecco l’evoluzione: alcuni artisti ne hanno compreso le potenzialità e gli hanno donato una nuova funzione – medium artistico per una generazione innovativa di opere. Contrariamente a coloro che hanno una visione negativa sul rapporto fra l’arte e le nuove tecnologie, c’è chi vi ha investito positivamente tempo e risorse, curatori che hanno accolto ciò che offre la realtà odierna e permesso così al pubblico e agli amanti dell’arte contemporanea di entrare in contatto con nuovi artisti in tutto il mondo.

GIF Diego.gif

Valentina Tanti e Saverio Verini sono due esempi. Nel 2016 hanno curato a Roma, presso smART – polo per l’arte, una collettiva intitolata Stop&Go dedicata proprio al tema delle GIF. A questo progetto ha preso parte anche Carla Gannis, una tra le più attive artiste digitali americane. Il suo lavoro poggia su profonde osservazioni culturali incentrate sulla comunicazione social, sul rapporto dell’uomo con la virtualità e sull’iconografia popolare che ci accompagna ogni giorno. Ecco quindi che la Gannis trasforma Il giardino delle delizie di Bosch in una GIF in cui le protagoniste sono le tanto amate emoji di WhatsApp e l’opera in sé diventa un’allegra parodia delle tendenze umane, alla fine non così diverse da quelle dei secoli passati.

Diego D.

© Credit immagini: link