La storia di oggi parla di giovani, passione e voglia di cambiamento. Può suonare come un nome straniero, una spiaggia polinesiana dalla sabbia candida, la bibita energetica dei surfisti abbronzati. Tutt’altro. Tutto in Italia. Alla base di questo progetto ci sono cervelli cento per cento italiani, che hanno ben chiara una missione. Lo dicono già dal nome: water with a mission.

Giacomo Stefanini – oggi chief water giver e fondatore di WAMI – mentre studiava negli USA quali metodi innovativi potessero aiutare le aziende a risolvere problematiche sociali, ha pensato che una marca di acqua potesse sostenere una missione. Tempo tre anni ed è nata WAMI: l’acqua che permette di realizzare progetti idrici in villaggi bisognosi nel Sud del mondo.

Ogni giorno, seicentosessantatré milioni di persone non hanno accesso ad acqua potabile. Il patto e l’obiettivo di questi giovani sono semplici: per ogni bottiglia acquistata, vengono garantiti 100 litri di acqua donata. Poche promesse, solo progetti concreti: prima parte la realizzazione di pozzi e sorgenti, poi con la vendita delle bottiglie d’acqua viene recuperato l’investimento. È un meccanismo che si auto-alimenta: bottiglia dopo bottiglia, pozzo dopo pozzo. In questo modo, chiunque compri una bottiglia WAMI sa già quale progetto ha aiutato a realizzare.

L’acqua proviene dalle Prealpi Carniche, in Friuli, ed è, naturalmente, confezionata in bottiglie 100% riciclabili. È ad alta digeribilità e il suo sodio è trai più bassi d’Italia – va bene anche per i più puristi, dunque!

Per poter partire con una nuova missione è necessario l’aiuto di tutti: bisogna infatti vendere 220.000 bottiglie per raggiungere il budget obiettivo.

Giulia V.

 

Le bottiglie WAMI sono acquistabili sul sito, oppure nei punti vendita Bio c’ Bon e presto saranno disponibili anche in GDO presso i supermercati Carrefour.

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