Quando il cielo vira al tramonto e i pochi raggi di sole superfluo sfiorano le mura delle case, i monti si colorano di rosa e il mare sembra andare a fuoco. Accade anche qualcos’altro.
 È Ottobre e qui a Milano non si vedono né monti né mare, ma il crepuscolo si carica di un’atmosfera seducente. Un’altra giornata si richiude su se stessa e, dimentichi di salutare il sole, ci avviamo alla nostra routine della sera. C’è chi prepara la cena, c’è chi ordina cibo cinese al telefono, chi si dimentica di dover cenare. Nel frattempo, fuori, nelle strade, i bar brillano di luce e scintillano, zuppi di persone. La città non appare ostile, ma viva e accogliente. Lo scorrere del tempo con gli amici, i bicchieri di vetro carichi di ghiaccio e alcol che si scontrano tra loro, confessarsi al bancone di un bar, leggere un buon libro seduti in disparte, lasciare fuori tutto il baccano del locale. Il fascino della sera, così autentico e così terrorizzante, si muove sinuosamente mimando una danza che sembra suggerire una via di fuga, a discapito delle profezie velenose che circondano i giovani oggi, che risuonano come antichi moniti: «dovete scappare da qua, per voi non c’è futuro». Nessuna fuga. È questo momento semplice e perfetto in cui siamo felici. Quando la sera mette in fuga i pensieri mortiferi, allora siamo felici, liberi di essere ancora giovani, spensierati, incoscienti, mammoni, speranzosi, lettori, ubriaconi, folli, poeti e persino mediocri, imperfetti. Quando non dobbiamo nasconderci o mostrarci per quel che non siamo, quando siamo liberi di essere autentici. Quando non abbiamo paura di ammettere «questa volta non ci riesco» o gridare «mi arrendo!» e capire che per questa volta va bene, che non è un problema. Perché siamo quello che siamo anche per il nostro modo unico di fallire, di mollare. Lo facciamo meravigliosamente perché siamo vivi e siamo al mondo. Non arrendiamoci alla paura di arrenderci.
Non falliamo nel credere di non poter fallire mai. Cerchiamo il nostro limite, e accoglieremo l’infinito.
E adesso passatemi un bicchiere, che ho bisogno di Mezcal.

Sara

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