Cosa c’è di meglio del buon sushi? La risposta è semplice: un sushi di qualità, d’accordo, ma dal sapore nippo-brasiliano. Ecco perché tantissimi amano il Temakinho, aperto in alcune città europee tra cui Milano, Roma, Londra e Ibiza.

Ma cosa rende un sushi dal sapore nippo-brasiliano così buono? Il gusto non basta: prima di tutto, ci aiuta sapere che da Temakinho si mangia pesce pescato in modo sostenibile; in secondo luogo, sapere che parte dei soldi sborsati alla cassa finanziano progetti umanitari in Brasile.

Il primo accostamento tra alimenti giapponesi e brasiliani si ha nei primi anni del Novecento, quando numerose famiglie giapponesi iniziano ad emigrare in massa verso Porto San Paolo in cerca di fortuna. Così il pesce fresco e il riso incontrano l’anima tropicale del Brasile, dando vita al Temaki.

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Per la gioia dei golosi, è un piatto veloce, saporito e leggero che si adatta bene al palato degli abitanti delle grandi metropoli. In questi ultimi anni si è sviluppata la catena Temakinho, e  nel 2012 sbarca in Italia, nella città di Milano, riscuotendo un enorme successo.

Ma torniamo agli aspetti che non soddisfano solo la nostra gola: il Temakinho vanta di essere la prima catena ad avere il certificato Friend of the Sea, un’organizzazione, che si propone come obiettivo la conservazione e la tutela dell’habitat marino, per la pesca sostenibile e l’acquacoltura. Nelle Mauritius, precisamente a Ferme Marine de Mahebourg, vi è un allevamento in cui si vede come la priorità del Temakinho, oltre alla qualità del pesce, sia il rispetto dell’ambiente.

Inoltre il Temakinho dal 2014 ha cominciato a finanziare 2 progetti per aiutare le favelas, come Rocinha situata nella Zona Sud della città di Rio de Janeiro, collaborando con l’associazione il Sorriso dei Bimbi, volta ad individuare le modalità di espressione dei bambini e la loro comprensione da parte degli adulti. Il primo punto su cui si concentra l’associazione è la migliore salvaguardia dell’asilo, in una delle parti più pericolose e povere della “favela”. Il secondo progetto vede la creazione di corsi di cucina e workshop a cui possono partecipare 110 ragazzi l’anno. Parte di essi vengono poi coinvolti nella gestione di un caffè letterario e gli altri vengono aiutati con un orientamento professionale collegato ad altre organizzazioni.                                                               Insomma, sushi nippo-brasiliano, buono in tutti i sensi!

Eugenia

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