Alla trottola che gira
ininterrottamente chiedo:
Perché lo fai?

Non so perché ho iniziato
ma adesso giro
perché da ferma
lo scoprirei

Siamo schiavi di un sistema sociale e mentale. Le nostre energie vengono quotidianamente catturate e disperse in un solitario ballo di gruppo senza sguardi e senza nomi.

Non esiste soggetto nell’era della distorsione tecnologica e della folle fuga dalla nostra voce interiore. Siamo trottole impazzite che girano senza tregua, lontane dalla pace, esuli da se stesse e dal sentimento del senso.

E a chi intuisce, piace dare la colpa al volto oscuro di un potente artefice. C’è chi lo chiama Diavolo, Multinazionali, Politica, Poteri forti. È soltanto la nostra mano che può fermare l’ipnosi che ci irretisce ed è soltanto il nostro esempio che può far aprire gli occhi dell’altro.

Ci vuole pazienza, dobbiamo imparare a essere pazienti e a vivere la nostra sofferenza, non per fermarcisi dentro, ma per attraversarla e andare oltre.

Abbiamo perso il valore dell’attesa. Ci rifiutiamo di aspettare e il risultato è che non facciamo altro che aspettare. Aspettiamo un segno, ma anziché guardare al mondo o a noi stessi, lo cerchiamo nel nostro smartphone, a cui abbiamo attribuito un’intelligenza tale da pensare che dalla sua accecante luce possa arrivare la soluzione ai nostri problemi.

La tecnologia è uno strumento geniale, ma gli strumenti non possono generare nulla da soli. Al massimo, se ben utilizzati e accompagnati dalla nostra lucidità, ci possono aiutare a generare qualcosa.

La verità è che ce n’è sempre una e dopo millenni di errori e ripetizioni in forme diverse, la domanda sorge spontanea: sarà che la realtà è troppo vera per essere vissuta veramente? Sarà che forse, soltanto persi nel disordine della paura, lontani dal nostro cuore e da quello degli altri, possiamo sopravvivere, come macchine?

Non lo so. Non mi interessa. Non esistono soluzioni e nemmeno mete. Esiste una rotta che dobbiamo scegliere giorno dopo giorno, passo dopo passo, zoppicando, rallentando, dubitando e poi di nuovo accelerando. La verità è che nulla è più pericoloso delle certezze e la felicità è accettare che vada bene così.       

Giuseppe

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