Già alle sette del mattino i Land Cruiser fanno vibrare l’ingresso del Chobe National Park. I motori rombano, il freddo punge le mani e taglia le guance. La guida indossa guanti consumati e un passamontagna che nasconde il sorriso. Con un gesto sicuro gira la chiave. Il motore parte, i viaggiatori si stringono nelle coperte. Sopra la savana il cielo si accende. Rosa, arancio, strisce sottili che si allargano sempre più. La sabbia bagnata profuma. Si mescola all’odore dell’erba alta, coperta di rugiada.
Il safari è un teatro a cielo aperto. Una giraffa beve da uno stagno, allarga le zampe per abbassarsi, lenta e precisa. Poco distante un branco di bufali pascola l’erba brillante. Corpi scuri che si muovono compatti. Negli stagni emergono sagome immobili: sembrano rocce, sono ippopotami morti. La vita e la morte convivono nello stesso paesaggio. Si respira la natura, ci si sente piccoli.

Il fuoristrada sobbalza sulle piste sconnesse. La sabbia cede, le pietre fanno saltare i corpi. Qualcuno ride, ma il vento smorza i suoni. Quando un altro veicolo appare all’orizzonte, i motori si spengono. Silenzio. Le guide si salutano in Tswana, voci basse, musicali. Quel ee, sì in Tswana, che sembra un canto. Per un attimo restano solo gli uccelli. Poi i motori ripartono e la polvere si dissolve lenta.
Il pomeriggio porta un ritmo diverso. Il sole picchia, l’aria vibra calda e spessa. Gli elefanti raggiungono il fiume. Le zampe affondano nella sabbia, le orecchie si aprono come vele. Entrano in acqua in fila, lenti e solenni. Poi si infangano, lanciando zolle di terra sul dorso. Si proteggono dal sole, ma sembrano divertirsi. I piccoli corrono e si rifugiano sotto le madri. I grandi giocano tra spruzzi e polvere.

Più avanti l’aria cambia odore. Acre, inconfondibile. Una carcassa di kudu giace tra i cespugli. Preda del leopardo, ma la leonessa l’ha sottratta. Ora si rotola nella polvere, sazia, il ventre gonfio. Si muove a fatica: è la sua siesta. Il giorno dopo un leone torna alla carcassa. La trascina, la copre di foglie, poi si ferma e affonda le unghie nel terreno. Un gesto semplice e regale. Un gatto gigantesco che domina il suo regno.

Il leopardo osserva dall’alto, tra i rami dell’albero. La preda è nascosta, al sicuro. Si muove agile e potente, si fa le unghie con lentezza.

Al tramonto il sole scompare nel rosso. La notte si accende di stelle. Ogni giorno finisce così. Sempre uguale. Sempre diverso.
Iacopo Guiducci
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