Ecco i vincitori del secondo contest di Scrittura Creativa de Il Polo Positivo

Il Polo Positivo ha il piacere di comunicarvi i vincitori della seconda edizione del contest di Scrittura Creativa!

Per il mese di marzo il Polo Positivo ha lanciato l’iniziativa di Scrittura Creativa, un tentativo di promuovere la scrittura e l’immaginazione tra grandi e piccini. In questa seconda edizione, abbiamo ricevuto 83 racconti e siamo felicissimi della partecipazione di tutti gli scrittori. 

Abbiamo oggi il piacere di pubblicare i tre racconti vincitori del contest

Congratulazioni ai vincitori: Giulia, Anita e Andrea

Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato al contest e speriamo che il potere della scrittura non si fermi qui. 

Un sasso al mare 

Primo posto 

Mi chiamo Selva. É importante che tu sappia il mio nome, così come sappia che tutti i sassi hanno un nome, proprio come gli altri esseri viventi e non viventi di questo pianeta. Insomma, solo perché non abbiamo arti e organi non significa che non possiamo comunicare e avere dei sentimenti.

Soprattutto abbiamo delle storie, tante storie. Possiamo tranquillamente dire che noi sassi e rocce, così come gli alberi, siamo la storia del mondo. Alcuni dei miei parenti arrivano da ere geologiche antichissime. Io invece sono appena adolescente: ho solo sei secoli. Ti chiederai cosa ci faccia al mare, beh, di sicuro non ho scelto io di trovarmi qui, in questa riga di spiaggia. Noi sassi non possiamo di certo camminare, ma capita di tanto in tanto che sommovimenti della terra o del cielo, o eventi causati da animali umani e non, ci spostino e ci facciano cambiare casa. Per esempio: prima ero sempre attaccato alla mia mamma-montagna, con i miei fratelli e sorelle, fino a quando una potente scossa di terremoto non ha provocato una frana! Alcuni miei famigliari si sono ritrovati semplicemente ai piedi di nostra madre, io invece sono finito in un fiume, la cui corrente mi ha portato fino al mare. Ah, non dispiacerti! Ho passato centinaia di anni nello stesso posto e segretamente agognavo un cambiamento. Stentavo a dirlo a voce alta perchè, sai, anche tra i sassi ci sono quelli pronti a dirti che i tuoi sogni sono da pivelli e faresti meglio a lasciarli da parte.
Sciocchezze. La tua vita sarà breve, ragazza, breve davvero, perciò non perdere tempo dietro a chi sminuisce i tuoi progetti.
Ma torniamo a noi: sono finito nel mare. Oh, quello sì che è stato un viaggio entusiasmante! Moti ondosi, correnti, burrasche, pesci e alghe! Non facevo in tempo a depositarmi sul fondale, che subito dopo (appena pochi anni), qualche imprevisto mi portava in altri luoghi. Per te, sarebbe come trovarti in una grande e lunga giostra, ricca di salite e discese improvvise, curve e cambi di velocità.
Consiglio a tutti, sì, consiglio a tutti un’esperienza simile!
Cos’è successo dopo? Pazienza, ragazza, pazienza! Ci sto arrivando! Dopo un lungo vieni e andirivieni, ho trovato un amico assai peculiare: un polpo! A prima vista era spaventoso, tutto tentacolare, rossastro e pieno di ventose, con due occhi come strette fessure nere. Mi ha spaventato, ma essere un sasso ha anche i suoi pregi: lui, infatti, non si è accorto di niente. Non ho cambiato colore, né ho respirato più rapidamente. Immobile, ho aspettato che si avvicinasse. Mi ha avvolto in un tentacolo, mi ha sollevato con delicatezza e mi ha detto:

«Vuoi far parte della tana dei miei figli? Stanno per nascere!» 

«É una richiesta assai strana!» – gli rispondo io

«Preferiresti che ti portassi via e basta? Potrei farlo, sai!»

«Non fare il prepotente! Dico solo che non era mai capitato che qualcuno mi chiedesse il permesso di essere spostato»

«So cosa significa quando il tuo corpo viene usato senza permesso»

«Cosa ti è capitato?»

«Mi hanno catturato e chiuso in un acquario»

«Ah…non c’è pace là fuori, vero?»

«Non per tutti. Allora, la mia richiesta?»

Non ho dovuto rifletterci chissà quanto, a essere onesti. Ho un debole per chi si comporta con gentilezza. Sono andato con Ostro, così si chiamava, e sono rimasto con la sua famiglia per anni fino a quando i suoi cuccioli non sono diventati abbastanza grandi per cavarsela da soli. É stato un tempo pieno di amore e un po’ lo rimpiango, ma adoro cambiare, nonostante sia un sasso! Il cambiamento fa anche parte di noi, dopotutto. Ci consumiamo lentamente, e lentamente torniamo alla terra. A differenza vostra però abbiamo la fortuna di creare nuovi sedimenti e, in qualche modo, rinascere. Spero solo di non finire mai attaccato a qualche minerale snob!

Infine, la corrente del mare mi ha trascinato fino a questo golfo e qualche anno fa una violenta mareggiata, dopo avermi sballottato a destra e sinistra, mi ha sputato su questa spiaggia. Di norma è assai confortevole, lo devo ammettere. Sono diventato amico di tutti i sassi qui. Sono stato fortunato perché credo che mi sarei annoiato a morte in una di quelle spiagge piene di sabbia e basta. Per buona parte dell’anno non c’è anima viva, e che goduria, ma durante l’estate si riempie di persone.

Dovresti vedere come sono contente! Io non tanto perchè fanno un così gran baccano da non sentire la mia voce. Li chiamo, li chiamo, ma non mi ascoltano, eppure avrei delle storie interessanti da raccontargli proprio come sto facendo con te adesso. Meno male che esistono ancora ragazze che prestano un po’ di attenzione! D’estate mi calpestano e mi lanciano come se niente fosse ed è in quel momento che capisco le parole di Ostro. Non sono mica contento di essere usato come un oggetto qualunque! Sono arrivato a sperare che, per gioco, mi rilanciassero in acqua per avere un po’ di pace, ma non è capitato. Non a me, almeno. Credi che sia stato fortunato? Che non avrei potuto incontrarti altrimenti? Sì, forse hai ragione. Devo aver borbottato talmente forte che anche una vecchia carampana archeozoica mi avrebbe sentito. Dunque ragazza, cosa vuoi fare adesso? Vuoi portarmi nel tuo giardino? Non sono mai stato in un posto simile. Sì, credo di essere pronto per un’altra avventura, però devi promettermi una cosa: che mi lascerai andare quando te lo chiederò, anche se ti sarai affezionata. Vi conosco, voi umani. Per non soffrire il distacco vi ‘appolipate’, come diceva Ostro. Colpa del poco tempo che avete, presumo. Allora, prometti? Bene. Fai piano quando mi sollevi, non ho la scorza dura come credi. In quel tuo giardino ne approfitterò per raccontarti storie sull’importanza della lentezza, dell’ozio e della solitudine. Bella questa tasca.

Giulia Badano

Quando sarà marzo? 

Secondo Posto

La prima volta che ti vidi stavi piangendo. Non mi salutasti nemmeno, ma corresti dietro di me e ti sedesti sull’erba umida. Ancora oggi, non so chi fossero quei ragazzini minacciosi che ti cercavano, ma ricordo i tuoi sussulti e la paura d’essere trovato. Non avevo mai protetto nessuno prima d’allora, mai mi ero sentito importante, ma quel giorno, quando tu riponesti le tue speranze in me, fui invincibile. Mi piace pensare che fu la rabbia nel mio sguardo a farli scappare e ti giuro che se di parole io fossi provvisto, li avrei fatti fuggire ancor prima. Anche tu decidesti di ignorare la possibilità che non ti avessero semplicemente visto, e t’alzasti per abbracciarmi in segno di gratitudine. Eri piccolo, tanto piccolo che per un attimo non volli lasciarti andare, convinto di perderti tra i palazzi enormi di questa città. Tu mi dicesti che saresti tornato e così fu. Ogni giorno arrivavi correndo ed i tuoi passi scacciavano con gioia la perenne solitudine assegnatami alla nascita. Scoprii che oltre che a respirare sapevo ascoltare, consolare, dar consiglio. Rimanevamo in silenzio, uno accanto all’altro, e nel mio muto parlare udivi quella voce che tanto avrei voluto avere. Quando leggevi i libri lo facevi in modo che io sentissi, eri disposto a ripetere interi capitoli solo per me. Mai una volta ti dimenticasti di darmi la buona notte e abbracciarmi, in qualche modo riuscisti a riempire d’amore e speranza persino l’inverno. «Ti ricresceranno i capelli» – dicevi sedendoti a terra, avvolto nel cappotto caldo – «vedrai che ora di marzo saranno più belli di prima». Avevi sempre ragione, ogni anno ne avevo di più rigogliosi. Poi ti toglievi la sciarpa, me la legavi da qualche parte e soddisfatto lasciavi ti venisse il raffreddore. Ora è marzo ragazzo mio, è marzo ed io i capelli li ho ma non son belli come gli anni passati. Perché? Perché il verde delle mie foglie pare ingiallito, perché i bambini non ridono più? L’aria di questa città è pesante, il terreno sembra non proteggermi a sufficienza le radici. Ora tu sei un uomo che sfiora i vent’anni eppure sul tuo viso scorgo la paura da bambino che ti portò da me quel giorno. Da chi stai scappando? Questa parola che continui a ripetere io non la conosco, di ‘guerra’ non si parlava durante le nostre conversazioni o nei libri che leggevamo. E così spiegami, come hai sempre fatto, ti prego. Dimmi perché Kiev trema ogni giorno sotto tuoni che provengono da un cielo sereno, dimmi perché per mesi non sei venuto a riposare sotto i miei rami. In strada non vi sono quasi più persone e sembrano tutti spaventati, fuggono. Per un attimo ho temuto scappassi anche te, lo giuro, lasciandomi qui piantato nel terreno mentre lanciano bombe dal cielo. «No» – dici – «resto con te». Non sai che peso dal cuore mi hai tolto sorridendo, anche se le lacrime che ti scorrono sulle guance le vedo e le sento, raccontano un dolore che io non posso capire. Quelli che mi guardano sono occhi familiari resi quasi estranei dalla sofferenza, vi leggo ciò che stai perdendo e che ti stanno togliendo con la forza. Vieni a piangere contro il mio tronco, nasconditi dietro di me, ti proteggerò da aerei e pistole. Lasciali distruggere ciò che conosci e che chiami casa, il loro odio non spezzerà i legami che hai con questa Terra. Come me, affonda le radici nel suolo, ti aiuterò ad affrontare l’inverno e ad uscirne vivo. Aspettiamo la prossima primavera.

Anita Ferrati 

Cucuma

Terzo Posto 

Mi chiamo Carmona Microphylla e la mia bevanda preferita è il caffè.

Tutto, in realtà, è nato per puro caso, quando, poche settimane fa, uno dei due miei attuali servitori mi ha salvato la vita. Me ne stavo quasi completamente rinsecchita sulla mensola polverosa di un vecchio incompetente che vende articoli per la casa in centro, proprio dietro la cassa, ed ero ormai convinta di lasciarci le foglie, quando un giorno entrò un omone muscoloso e pelato, con una barba nerissima e potata meglio dei prestigiosi prati da golf, maglietta verde attillata a mostrare delle radici sottocutanee forti e nodose, sguardo buono e intelligente. Mi ricordò subito una possente quercia da quanto era prestante. Aveva terminato i suoi acquisti (del terriccio, alcune pietre bianche e levigate, e bustine di semi), quando i suoi occhi nocciola incrociarono i miei rami ormai spenti. Non impiegò molto tempo a convincere il vecchio proprietario del negozio a sbarazzarsi di me e a darmi in regalo a lui, con la promessa che mi avrebbe trattato come merita una Carmona di tutto rispetto.

E fu così che finii nel posto in cui risiedo adesso: una meravigliosa mensola esposta al sole, in una cucina spaziosa e areata, in una casa affollata di sorelle e fratelli floreali. E fu così che conobbi il secondo dei miei servitori: un uomo magro e tonico, più alto del mio salvatore, con una folta chioma scura e una barba altrettanto curata. E fu grazie a lui che divenni la prima Carmona Microphylla, chiamata anche Bonsai del Tè, amante del caffè. 

I miei due servitori si erano appena salutati con un bacio e, prima di uscire, la quercia muscolosa si era raccomandata con il compagno di ricordarsi, a una certa ora precisa, di rimescolare la mia terra semi umida con una polverina concimosa, utile per una totale e definitiva guarigione: le mie tenere foglie stavano già molto meglio, e la peluria sottostante cresceva morbida. 

All’orario stabilito, vidi l’uomo magro e muscoloso avvicinarsi al davanzale della cucina con un’enorme tazza in mano, concentrato su qualcosa che vedeva dalla finestra dietro di me, dalla quale splendidi e tiepidi raggi di sole mi scaldavano la parte posteriore dell’esile tronco. Fece ancora un passo e inciampò. La tazza cadde con un tonfo assordante nel lavandino, spaccandosi in decine di pezzi, ma non prima che una bella sorsata di quel liquido scuro finisse tra le mie radici e alcune goccioline direttamente sulle mie foglie. 

Vidi l’uomo magro sbiancare e cambiare espressione. Fece il possibile per tentare di assorbire il caffè con alcuni tovaglioli immacolati strappati alla rinfusa, ma era troppo tardi: avida di liquidi, riuscii comunque ad assorbirne la maggior parte. 

E fu un’estasi. 

Da quel giorno, ogni mattina, guardo con desiderio l’uomo quercia preparare quella che loro chiamano ‘caffettiera’: vedo le sue braccia muscolose che la aprono in due; si avvicina al mio davanzale per riempire una delle estremità d’acqua; lo vedo poi riempirla di una polvere marrone che assomiglia incredibilmente al mio terriccio, per poi riunire le due metà fino a farle combaciare strette come due amanti. La cosa strana è che fino al giorno dell’incidente non mi ero mai accorta di quell’aroma inebriante: è come se, una volta assaporato il gusto del caffè, le mie vene clorofilliche si fossero svegliate da un sonno profondo. 

Questa mattina i miei due servitori hanno fatto colazione insieme. L’uomo quercia si è avvicinato alla finestra con in mano una tazzina ricolma di quel nettare nero e ho avuto uno spasmo più forte del solito. 

Mentre si girava, lo sentii dire: credo di aver visto Carmona avere un orgasmo.

Andrea Elia

Sono Andrea Elia, ho 32 anni, di Torino. Diplomato al Liceo Scientifico di Venaria Reale, laureato in Scienze della mediazione linguistica, ho lavorato quasi 4 anni come Receptionist di Hotel; poco prima dello scoppio della pandemia nel 2020 ho poi trovato un altro impiego, nel campo delle assicurazioni sanitarie, che è ancora in essere. Poi chissà.
Amo le lingue straniere e mi affascina il mondo della traduzione (sono un grande fan della nuova resa dei libri di Harry Potter); molto raramente scrivo racconti: ho tantissime idee ma poca voglia di mettere per iscritto. Leggo tantissimo, mai quanto vorrei, ma comunque tanto. Prediligo i libri densi, drammatici, tristi, quasi depressivi, di narrativa contemporanea, moderna o classica. Amo alla follia la fantascienza e ogni tanto mi dedico al fantasy. Viva inoltre il post-modernismo. Viva Eco, Saramago, Roth (Philip), Foster Wallace, Calvino, Franzen, Oates, King, Asimov, Rowling, Tolkien, De Lillo, Fallaci, Bassani, ecc

© Credit immagini: link + link

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