Ricordi di luce e caffè

I primi raggi del sole si riflettono timidi tra le parole di chi si ferma lì – sul balcone di Via Prato – per leggere in santa pace, per poi farsi sempre più coraggiosi tra le risate di chi apparecchia la tavola dopo una mattina trascorsa a sottolineare –  con evidenziatori dai colori discutibili – concetti che tra qualche giorno si dimenticherà.

Diventa quasi un rito spalancare le finestre: bisogna far entrare tutta la luce possibile per catturarla e ricaricare le energie consumate durante quei mesi pieni di nebbia e freddo.

Questo momento speciale – carico di aspettative accumulate nei giorni precedenti – non ha una data precisa e nemmeno un orario prestabilito: è l’intensità della luce a scompigliare qualsiasi piano. Non importa cosa stiano facendo i quattro coinquilini: la luce sceglie per loro. E allora bisogna allestire tutto. 

Spalancare tutte le finestre – come vi dicevo – è il primo passo, nonché il più importante. Guai a scordarselo, niente di quel processo potrebbe funzionare senza la sua azione principale. Poi bisogna tenersi pronti a tirare fuori dallo sgabuzzino il tavolino dell’Ikea ormai scolorito dal sole e quattro seggioline: una per ogni coinquilino perché –  si sa –  gli amici sono abituati a sedersi per terra o a portare a loro volta un cuscino, un tappetino o qualcosa di comodo. Ma l’invitata per eccellenza è l’amaca di Elena, portata ogni anno – appunto – da Elena, che in realtà in Via Prato non ci ha mai vissuto ma ne è diventata coinquilina onoraria insieme a quel pezzo di stoffa colorato, portato in regalo ai quattro amici da un suo viaggio in Ecuador.

Marco aggiungerebbe che mi sono dimenticata di un altro elemento fondamentale: il suo posacenere, che poi diventa quello di tutti. Quello sí che è il suo momento privilegiato, quando finalmente – insieme alla sua sigaretta – può fare suo quell’angolo di spazio, al di fuori delle mura in cui la casa si rinchiude, ma che sempre casa è. E casa è soprattutto per Viola quando la cucina si illumina piano con la luce del mattino, quando – senza sapere bene come – si trascina fino alla manopola del gas per accendere il caffè, che ha coscientemente preparato Bianca la sera prima. 

La moka fa da sottofondo a quel momento strano in cui Via Prato è ancora spoglia delle voci dei suoi coinquilini e degli amici, in cui sembra essere sveglia solo lei in tutta Padova. 

E il profumo di caffè che piano piano riempie le stanze della casa è un ricordo che Francesca si vuole tenere con sé, nel suo eterno girovagare alla ricerca della luce e di un aroma che assomigli almeno un po’ a quello lì.

A Rachele, Eloisa, Mattia, Fabrizia e Elena

Federica Mangano

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