Lucida

Lei navigava le sue emozioni al centro della corrente. Il mare le si apriva all’orizzonte. La costa lontana le ricordava una civiltà andata, aveva mandato a quel paese concetti umani di divinità e mortalità. Lei vibrava. 

Appoggiò la schiena contro lo specchio d’acqua che si sciolse al contatto con il suo calore, ingoiando, con le labbra aperte, il sale misto al suo ossigeno. Non capiva il motivo delle distanze, ma lo rispettava, in fondo lei voleva solo far parte di qualcosa che andasse oltre ai suoi limiti ed espandere così in dimensioni più profonde il significato del termine ‘lanciarsi andare’.

Voleva essere libera dalla materia, da quella rete di pensieri contorti che provava a contenerla, soffocandola dall’interno. Ma come un muscolo che combatte la tensione, lei riusciva a distendersi e soddisfare in parte i suoi bisogni attraverso l’ebbrezza dell’intangibile. Lì sì che poteva annegare il suo ego e sospirare così su piani più alti. 

Come è pesante sentire, vivere, per un corpo delle sue misure. Bagnò la testa, riemerse e guardò il cielo striato apparirle come un dipinto. Si consolò pensando ai suoi occhi, di com’era fortunata a percepire il mondo con tale bellezza. 

Era decisa a trovare un cavillo, un ponte, una forza naturale che come edera sui muri potesse radicarsi e sfiorire tra lei e i suoi pari. Era già consapevole che l’amore era una forma d’apprendimento, pertanto, la mente e il cuore all’unisono si applicavano intelligibilmente in questa ricerca astratta. Forse era folle a credere in qualcosa che non vedeva, né conosceva, eppure era certa che valesse la pena perseguirne la ricerca, che i salti più grandi che poteva fare erano quelli con ripercussioni fisiche. 

Senza essere richiamata si girò indietro. Il mare le si chiuse nell’iride e il tempo riprese. Tornò così sulla terra accettando di farsi toccare dal destino. 

Forse giocava un ruolo essenziale nel mondo, anche se ciò voleva dire soltanto esistere.

Alessia Iannicelli

© Credit immagini: Courtesy Alessia Iannicelli

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