Il piacere delle disillusioni

Pioveva da un paio d’ore, le strade erano bagnate dalla pioggia e le luci dei ristoranti in chiusura cominciavano a dare forma a un elaborato codice che Simona guardava incantata. Le luci riflesse però si fecero man mano più buie più i suoi vestiti s’impregnavano come carta, accarezzandole il corpo tremante. Era seduta fuori, sotto casa. Con Carlo aveva litigato di nuovo, e per cosa poi? Voleva fidarsi di lui senza ammettere d’avere paura, era come se cercasse di cambiare la realtà negandone una parte, e così si snaturava il suo comportamento. Nelle ultime settimane si era sentita spesso ansiosa, anche se il suo psicologo preferiva il termine ‘entusiasta’. Natale era alle porte, le feste, il vino, la famiglia. Se osservava le sue ultime statistiche constatava che tutto filava piuttosto bene. Un dato positivo che non voleva alterare. Aveva finalmente trovato un po’ di pace nonostante le sue emozioni andassero e venissero così spesso che quasi le sembrava d’inventarsele. 

Aveva capito che era abbastanza facile far buon viso a cattivo gioco. E così in apparenza aveva tutto ciò che poteva normativamente aspirare nella sua vita, è avrebbe potuto accontentarsi di avere una casa, un fidanzato, un lavoro, ma era come se avesse sostituito il sentire con l’avere. Simona era intimorita dall’idea di complicarsi la vita cercando un nuovo modo d’essere in nome di un verbo. Tuttavia il suo sangue ribolliva all’idea di svegliarsi e sentire canti primaverili, di poter sostituire l’indecisione con la caparbia, di potersi sciogliere su sponde sicure. D’altronde Simona era naturalmente un’idealista. Seppure volatili e passeggeri i suoi sentimenti si presentavano con delle visioni. E lei riusciva a provare sulla pelle quei miraggi lontani, cosicché il presente le sembrava sempre di più la vetrina di un negozio, esteticamente piacevole ma sterile, totalmente distante dall’estasi che ricercava.

Finita l’Iqos Simona entrò a testa alta nel suo palazzo, accese la musica e sgocciolò silenziosamente sulle scale di granito. Una volta nel suo appartamento, scivolò via i suoi indumenti e rimase nuda sul pavimento. Lì col corpo pesante e pallido sprofondò nel nulla. Con gli occhi chiusi incominciò a respirare lentamente. Come fumo le sue preoccupazioni si stavano esorcizzando momentaneamente, poi perse definitivamente il senso del tempo mentre il suo corpo diventava il suo nuovo centro gravitazionale. Il suo passato era ormai storia e al risveglio il freddo si sarebbe tramutato in calore. Simona non se n’era ancora accorta ma stava lasciando indietro le sue illusioni per fare spazio a una vita più reale. Una vita che non si sarebbe circoscritta all’insegna della perfezione, delle norme o aspettative. Tra le notti e i giorni, Simona avrebbe scoperto di essere capace d’accogliere tutta se stessa, con la fiducia che i suoi passi sarebbero stati forti abbastanza da percorrere la strada intrinseca della sua essenza. E non ci sarebbe stata cosa che le avrebbe dato più piacere.

Alessia Iannicelli

© Credit immagini: Courtesy of Alessia Iannicelli

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