Promessa

Quando la neve cadeva la notte, mi pareva cadessero pure le stelle e i loro pianeti. Ci sussurravamo parole segrete nel buio di una soffitta, mi prendevi la mano e la accostavi al tuo cuore, che batteva più rapido dei salti di una lepre. Avevi occhi turchesi e capelli color del grano appena mietuto; la giovinezza e la purezza ti nobilitavano l’anima.

«Tornerò.»

E io rimasi lì e attesi, nel buio della soffitta. La neve cadeva ancora e il freddo mi lacerava le membra. Ricordavo di te l’anello che mi avevi dato, quello di tua madre, lo portavo al collo come un pendente d’amore ed era il suo barlume d’amore a scaldarmi.

Tu che eri partito ed eri lontano, tenevi il mio cuore per mano mentre io mi stringevo il petto nell’oscurità a cercare il tuo. I muri della soffitta gridavano il tuo nome e il mio dolore con la mia stessa voce, mi mancava il respiro e le pareti tremavano.

Albeggiava, il giorno in cui tornasti, e io avevo ancora segni salati di pianto sul viso assopito.

«Era una vita che ti stavo aspettando.» 

Riconobbi il tuo viso, ma i capelli erano più corti e sbiaditi, lo sguardo portava con sé una luce diversa nel suo azzurro oceano. Il mio cuore fremeva e io accarezzavo le tue mani segnate dalla guerra.Per quanto fossero passati anni, eri sempre tu: non solo bellissimo, ma il più bello del mondo.

Elena Rossi

© Credit immagini: Courtesy Mishel Mantilla & Elena Galleani d’Agliano

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