Sotto un’ombra amica

Durante tutti quegli anni, di fronte a così tante avventure e storie, non si era mai posto il problema di non riuscire, concretamente, a muoversi. 

Sulla prima collina che si incontra uscendo dal villaggio, quando ancora il villaggio non esisteva, un flusso anomalo di uccelli migratori aveva portato semi da molto lontano, storditi forse dai venti, o desiderosi di scoprire nuovi territori in cui installarsi. È così che il suo seme era arrivato in quelle terre calde ed umide ed è così che si era ritrovato in mezzo a piante tropicali e rampicanti, in temperature per le quali non era stato geneticamente preparato. All’inizio, intimidito da forme stravaganti e pungenti, non aveva osato sprofondare le sue radici in quel suolo arido in superficie ma succoso in profondità e, se l’avessero chiesto ai fondatori del villaggio, nessuno avrebbe scommesso che da quel piccolo germoglio malconcio sarebbe nato qualcosa. Ma erano bastati un po’ di coraggio e un paio di mattinate di fresche piogge, frutto dell’incontro delle correnti provenienti da nord e da ovest, e quelle due foglioline verdi si erano svegliate, le radici si erano stiracchiate nel sottosuolo, facendosi spazio, prudentemente, fino a generare un manto intricato nel ventre della terra, mentre in alto, con più audacia, era sorto un tronco ben solido, liscio e spesso, da cui un miliardo di rami si estendevano quasi fino al cielo, ben più alto di tutta la vegetazione circostante. 

Maestoso – seppur insolito – quell’albero così tanto diverso dagli altri era riuscito a guadagnarsi il suo posto e una buona reputazione e benché nessuno sapesse di che specie si trattasse, veniva da tutti rispettato. 

Spettatore silenzioso, aveva assistito nel corso della sua esistenza a spettacoli dai più pacati ai più tumultuosi, dai più quieti ai più rocamboleschi, come quella volta in cui durante l’ora della siesta era scoppiato un incendio nel villaggio e dalla noia assonnata si era generata una mandria di azioni senza alcun senso, con gente che lanciava qualsiasi tipo di cosa sulle fiamme – escrementi inclusi – per attenuare il dilagarsi di una tale disgrazia. 

Curioso di fronte all’imprevedibilità umana, aveva da sempre osservato con pazienza le bizzarrie della popolazione e gli accadimenti storici di cui giungeva voce nel villaggio; aveva imparato a riconoscere i passi dei primi agricoltori, le risate dei loro eredi, e – di generazione in generazione – a cogliere le sfumature di una genealogia di cui, in alcune occasioni, era stato testimone, portando ombra e conforto agli amanti che trovavano sotto la sua chioma un giaciglio perfetto per consumare la passione. 

In qualche occasione gli sarebbe piaciuto avere il dono della parola, per placare guerre intestine che sarebbero state risolte se solo le due parti avessero capito che lottavano per la stessa cosa, chiamandola con nomi diversi. In altre occasioni non gli sarebbe dispiaciuto perdere la sua capacità di percepire l’odio e l’ingiustizia, per isolarsi dai momenti più trucidi e turbolenti a cui aveva assistito. Tuttavia, mai aveva neanche lontanamente immaginato di voler possedere le capacità motorie degli animali, o anche solo quella indotta dei sassi. Ma oggi, al suo centotrentaduesimo compleanno, un po’ spossato e leggermente curvo, avrebbe dato la sua stessa anima per riuscire ad abbracciare colei che fin da piccola era venuta, giorno dopo giorno, immancabilmente, a fargli visita, portandogli sempre nuovi racconti frutto della sua fantasia. Lui l’aveva vista crescere e lei aveva condiviso con lui i suoi pensieri più segreti, sogni e speranze, gli aveva prestato attenzioni e si era presa cura di una vecchia ferita di cui nessuno si era mai accorto. Ora lei se ne stava lì, appoggiata a lui, immersa nelle sue stesse lacrime e disperazioni, incapace di fare altro se non piangere le pene di un cuore per la prima volta infranto. Se solo a lui fosse stata concessa la possibilità, nella sua forma vegetale, di abbracciarla. 

Nella sua estrema volontà di poter fare qualcosa per la sua preziosa amica, concentro’ tutte  le energie per provare a muoversi, senza troppi risultati; nello stesso identico momento, però, una folata di vento tropicale sollevò da terra la polvere e i capelli di lei, spazzò via l’impotenza di lui e smosse dai rami tutte le foglie che, all’unisono, caddero su di lei, come la stessa pioggia giocosa sotto la quale lui si era fatto coraggio ed era nato. 

Di fronte a uno spettacolo così unico e singolare, le lacrime di lei cessarono, la mente dimenticò il dolore del cuore e lei diede a lui quello di cui entrambi avevano bisogno: un abbraccio. 

Mishel Mantilla

© Credit immagini: Courtesy Mishel Mantilla & Elena Galleani d’Agliano

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