Il cuore grande del rugby

L’emergenza Coronavirus ha messo in pausa anche il mondo del rugby. In questi mesi, però, sono state tante le realtà sportive e gli atleti che, dopo aver momentaneamente appeso le scarpette al chiodo, si sono impegnati senza sosta per la propria comunità. Come Maxime Mbandà, giocatore della Nazionale e delle Zebre di Parma, che si è unito come volontario alla Croce Gialla locale per trasportare i pazienti in ambulanza, guadagnando tra l’altro la nomina di Cavaliere della Repubblica da parte del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. 

A questo proposito, giorni fa mi sono imbattuta nella vicenda di una squadra amatoriale del Varesotto, i Rosafanti Rugby. Anche per loro la pausa forzata da allenamenti e partite è stata l’occasione per creare una rete di solidarietà che si è estesa fino in Umbria. Alessandro, uno degli organizzatori dell’iniziativa, racconta con entusiasmo come si è sviluppato il progetto. 

«Nei primi giorni di emergenza tra i componenti della squadra è nato il desiderio di essere utili ai nostri concittadini che stavano affrontando l’emergenza in prima linea. Coinvolgendo un piccolo gruppo di mamme e nonne sarte, abbiamo iniziato a produrre le prime mascherine ricavate da scarti di tessuto e a donarle alla polizia locale».

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La vostra iniziativa ha acquisito subito molta visibilità. Avete ricevuto molte richieste di aiuto da parte degli enti locali?

«Siamo stati subito sommersi di richieste. Non solo da parte delle forze di polizia, ma anche da ospedali, RSA, organizzazioni di volontariato come Croce Rossa e altre strutture della zona. Per fortuna, la nostra squadra di sarte nel frattempo si è ampliata e ora conta più di trenta componenti. Negli ultimi tre mesi, grazie al loro aiuto, abbiamo confezionato circa quarantamila mascherine e le richieste sono ancora circa diecimila. Abbiamo inoltre coinvolto giocatori e amici per creare visiere protettive tramite la stampante 3D».

Il vostro progetto si è esteso anche oltre i confini regionali.

«Siamo riusciti da poco a spedire diecimila mascherine al comune e alle strutture sanitarie di Norcia. Subito dopo il terremoto che ha colpito il paese nel 2016, abbiamo donato loro vestiti e altri beni di prima necessità. Questo gesto ha creato tra le nostre comunità un legame che è rimasto saldo nel tempo. Volevamo, anche in questa occasione, essere per loro un sostegno».

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Qual è il messaggio positivo di questa esperienza?

«Il motto della nostra società, che spesso ci ripetiamo a vicenda, è: c’è sempre un Rosafante nel momento del bisogno. Anche questa volta abbiamo saputo creare una grande squadra di solidarietà. Le manifestazioni di gratitudine che quotidianamente riceviamo dagli enti che sosteniamo ci riempiono di gioia e ci fanno sentire realmente utili per la nostra comunità».

Silvia D’Ambrosio

© Credit immagini: linkcourtesy Alessandro Cammarata