Un videogioco per capire la vita senza un tetto

Com’è la vita di chi vive in strada? Estremamente difficile, verrebbe subito da dire pensando ai senzatetto che ogni giorno incontriamo. Ma quanto realmente comprendiamo le loro difficoltà? Ci sono cose che per noi sono scontate, come la possibilità di mantenerci puliti o l’avere un luogo confortevole e sicuro dove dormire. Change: a Homeless Survival Experience ha proprio questo come obiettivo: privare il giocatore di tutto ciò che ha sempre dato per scontato e fargli vivere le quotidiane difficoltà di un senzatetto.

Il videogioco di per sé è piuttosto semplice: è pixelato e con una vista laterale dell’infinita strada lungo cui tutto il gioco si svolge. Il tempo passa rapidamente e una dopo l’altra si susseguono le giornate. 

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Il giocatore cammina lungo la via incontrando altri passanti con cui può scegliere di interagire chiedendo un aiuto economico, ma non tutti saranno cortesi e soprattutto tanti non gli risponderanno nemmeno… Ecco cosa vuol dire essere ignorati! Lungo la strada ci sono diversi edifici con bar, biblioteche, farmacie, dormitori, bagni pubblici e anche agenzie per trovare lavoro, ma non sempre il livello di igiene del giocatore sarà sufficiente per poter entrare o il livello di studi sarà adeguato all’offerta di lavoro. Si profilano così gli obiettivi ultimi del giocatore: trovare un lavoro con cui guadagnare abbastanza per sostenere un affitto e togliersi dalla strada. Nei giorni che passano però si devono soddisfare i bisogni più quotidiani e impellenti come nutrirsi, dormire al sicuro, farsi degli amici, studiare o curarsi. Tutte queste necessità si possono riassumere nella ricerca costante di rimanere felici, o meglio: non abbattersi talmente tanto da toccare il fondo, Game Over.

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Questo semplice videogioco non è stato creato per guadagnare ‘sulla pelle’ dei senzatetto ma per aumentare l’empatia nei loro confronti e rendere il giocatore maggiormente cosciente di come vivano tante persone più sfortunate. Per rendere il gioco il più veritiero possibile, Danny Hayes e gli altri creatori sono andati per le strade per farsi raccontare dai senzatetto le loro difficoltà quotidiane e hanno utilizzato le numerose ricerche realizzate da organizzazioni che si occupano di questo tema. 

Quando il giocatore vince gli appare una schermata in cui viene invitato a fare qualcosa nella realtà e gli vengono fornite informazioni e contatti di alcune organizzazioni a cui può fare donazioni o con le quali può collaborare. Per concludere con un’ultima nota positiva c’è da dire che il 20% del ricavato della vendita del videogioco va a Crisis, un’organizzazione nata negli Anni Sessanta in Inghilterra che si occupa dei senzatetto.

Aloisia Morra

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