stART, come la musica insegna a comunicare

13584751_859355340874894_2157533756356635393_o.jpgDurante un viaggio sul Frecciarossa, luogo ideale per fare conoscenze inaspettate, ho incontrato una famiglia dedita alla musica. È stata la melodia che proveniva dal corridoio fra le due carrozze ad attrarmi. Come per migliorare il viaggio sul treno, c’era un uomo con le due figlie e la moglie che suonava la sua chitarra classica. La curiosità mi ha spinto a farmi raccontare il loro rapporto con la musica. A parlare è la moglie dell’uomo, Silvia Sini, che ha fondato l’associazione stART – Primi suoni.

Qual è la missiondell’associazione?

«L’associazione stArtè impegnata in progetti musicali nelle scuole del III Municipio di Roma. I progetti intendono favorire le qualità umane in situazioni normali, ma anche in condizioni di svantaggio e difficoltà sociale. L’obiettivo è sviluppare la socialità dei bambini e adulti e tra diverse culture con l’ausilio della musica».

Anche tra diverse culture?

«Sì, la musica è un linguaggio universale che parla senza parole. Non discrimina».

Come si svolge una lezione?

«Facciamo progetti di musica per fasce d’età. Ad esempio, quella da zero a sei anni negli asili nido ma anche nelle scuole materne. Sono incontri con metodi di didattica musicale specifica e integrata in un progetto più ampio nella scuola. Le lezioni hanno durata variabile, circa una decina. Sono inserite nel programma scolastico.

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Si fanno anche incontri di formazione per adulti come insegnanti, genitori, musicisti, musicoterapisti, educatori, studenti. Abbiamo anche un coro. Si intende creare un insieme sociale».

Prossimo evento?

«Il 5 febbraio nella scuola media G. B. Vico in piazza Filattiera: un laboratorio di canto corale per ragazzi dagli undici ai sedici anni».

Quando è nata l’associazione?

«L’associazione ha tre anni. Ma io lavoro nelle scuole da più tempo».

Come si fa a partecipare?

«Si può scrivere nella pagina Facebook – stART. Si diventa socio con una quota annuale che consenta a tutti di partecipare».

C’è una storia particolare di qualche ragazzo che ti ha colpito e motivato?

«Tante. Sicuramente mi colpisce quando vedo le persone che partono prevenute pensando di non avere talento musicale ma poi si rendono conto che le qualità le hanno. Basta mettere mano ai nostri talenti. Quando vedi che riescono a esprimere loro stessi è gratificante».

locandina coro.jpgLa musica è inclusiva?

«Ognuno ha il suo posto. Anche il silenzio ha una propria sonorità. Si possono esprimere le emozioni senza usare le parole. L’emozione viaggia con il corpo».

La musica che ruolo ha nella società? Ha perso un po’ il rapporto con il corpo?

«Sì, la nostra società ha perso un po’ il rapporto con la musica. La tecnologia non favorisce il linguaggio del corpo. Noi tentiamo di ripristinarlo».

Camilla C.

© Credit immagini: link

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