Chernobyl. Questo nome è divenuto sinonimo di disastro nucleare, fallimento, catastrofe: riporta subito alla mente gli eventi del 26 aprile 1986. Quella notte qualcosa andò storto nel test per il raffreddamento del reattore quattro, esponendo la popolazione limitrofa (e non solo) a radiazioni nucleari che avrebbero avuto conseguenze sulla salute e vita di tanti in un modo che è ancora difficile quantificare con esattezza.

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Oggi però grazie a Solar Chernobyl in quel luogo diventano protagoniste non tanto le radiazioni nucleari quanto quelle solari! Infatti, questa joint venture ucraino-tedesca figlia di Rodina Energy Group ed Enerparc AG, società attive nel rinnovabile, ha raccolto la sfida per dare un nuovo volto a Chernobyl, creando un impianto di pannelli fotovoltaici a un centinaio di metri dal famoso reattore quattro.

Il progetto è partito nel 2013 e l’impianto è oggi in funzione: l’inaugurazione ufficiale è avvenuta il 5 ottobre scorso. Si tratta di tremilaottocento pannelli fotovoltaici che producono fino a un megawatt di energia, soddisfando così il fabbisogno di circa duemila abitazioni.

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L’iniziativa non si ferma qui: il Governo ucraino ha infatti approvato un piano per costruire all’interno della zona di esclusione impianti di pannelli solari per un totale di circa un gigawatt di energia.

Questi progetti oltre ad avere un valore economico notevole, poiché permettono di produrre energia pulita in luoghi contaminati che resterebbero altrimenti inutilizzati, sono carichi di un valore simbolico e trasmettono un messaggio importante. Anche in un luogo considerato il fallimento e la negatività per eccellenza può nascere qualcosa di buono e di bello. Tutto, se si ha l’atteggiamento giusto, si può trasformare in positivo perché, come dice Battisti, (quasi) sempre dietro la collina è il sole.

Carolina S.

© Credit immagini: link + link

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