Jacopo, Jago, Cardillo è un giovane artista italiano che si sta affermando sempre di più nel panorama dell’arte contemporanea nazionale. Con 242 mila followers su Facebook e quasi 40 mila su Instagram, Jago condivide la sua idea di arte sui social, incarnando il Social Artist.
Nonostante questa suo rapporto con il pubblico, estremamente contemporaneo, Jago si è da sempre ispirato alle lezioni dei grandi maestri, come Michelangelo. Nel video a lui dedicato da Fanpage, il giovane ciociaro afferma: «immagina se Michelangelo avesse potuto mettere su Facebook il video in time-lapse della realizzazione del David».
Jago infatti sui social condivide il processo creativo per intero, perché, nella sua opinione, ancora più importante del risultato finale, è il ‘dietro le quinte’ del suo lavoro, il making of, se vogliamo usare un termine più tecnico.

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L’artista è sempre stato affascinato dalla scultura, ma, andando controcorrente, decise di non terminare gli studi in Accademia, perché si sentiva troppo legato al giudizio dei docenti, che non gli avrebbero permesso di esporre alla Biennale di Venezia del 2011, all’età di soli 24 anni.
Ma il primo atto di ribellione avvenne prima, nel 2009, quando realizzò un busto in marmo dedicato a Papa Benedetto XVI, che venne rifiutato dal Vaticano in quanto gli occhi erano scavati. L’artista non accettò di modificarlo. In realtà, il Pontefice non aveva mai nemmeno visto l’opera e, quando Ratzinger si dimise, spogliandosi, Jago fece lo stesso con la sua opera, trasformandola in Habemus Hominem. Per questa scultura ricevette tre anni più tardi l’onorificenza Medaglia Pontificia dalla Santa Sede.
Ecco dunque offerto un esempio di un giovane artista autodidatta, che ha saputo fare della sua passione un vero e proprio modo di vivere, calandosi intelligentemente nella realtà dei social come mezzo di diffusione per il patrimonio artistico italiano.

Diego D.

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