La chiamano la tassista matta, è un incrocio tra Mary Poppins e Patch Adams. Si tratta di una donna allegra e piena di colori, che accoglie nel suo maggiolone, pieno di giochi e disegni, bambini malati. Il suo scopo è accompagnarli gratuitamente dove vogliono, all’ospedale per le cure o in un giro turistico per Firenze, sua città natale, o semplicemente in un giro qualsiasi, per distrarli dalla routine quotidiana e farli vivere una piccola e bizzarra avventura.

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Caterina si definisce ‘eccessiva’, ma in realtà eccessivo è quello che vedono i miei occhi, racconta in varie interviste.
«Per me questi bambini sono supereroi, riescono a dare alla vita un significato speciale, vivono intensamente: attraverso i loro occhi si può vedere la paura ma anche la speranza e la voglia di lottare. Sono bambini che non moriranno mai, sono esempi concreti di amore e di vita vera che rimangono per sempre. Che cosa combatte la morte se non l’amore e il ricordo infatti? Bisogna credere nella verità e nell’amore che ti porta oltre.»

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Per loro è disposta ad andare ovunque con il suo strampalato taxi, anche fuori Italia, quando si allontanano per fare delle cure all’estero. Zia Caterina spiega: «Noi non vendiamo niente, raccontiamo storie. Alla fine della corsa non c’è un importo, ma una conoscenza. Ognuno paga il taxi come può, ma il denaro è l’ultimo dei pagamenti, ci sono persone che hanno molto di più da darti e da dirti.»
Questa è la storia di Caterina Bellandi, che ha cominciato a lavorare come tassista dopo la morte del suo compagno, mancato a causa di un cancro. Da Lui ha avuto in eredità il suo taxi, Milano 25, che lei ha pensato di trasformare in una Onlus. Un esempio positivo di chi non si è arreso davanti al dolore, ma lo ha trasformato in un progetto di fede, speranza e entusiasmo per la vita.

Anna V.

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