Ventitré primari in pensione visitano gratuitamente anziani e persone in difficoltà economiche, che altrimenti non avrebbero possibilità di curarsi. Accade ogni giorno nell’ambulatorio dell’Auser di Borgomanero.

«Scambio, reti, solidarietà, persona, valorizzazione.» Queste le parole che animano l’associazione no profit di volontari nata nel 1991, il cui obiettivo è favorire l’invecchiamento attivo degli anziani e contrastare ogni forma di esclusione e discriminazione sociale.

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Maria Bonomi, presidentessa dell’Auser di Borgomanero, ottant’anni, quasi si commuove raccontando la realtà in cui si muove ogni giorno: «le burocrazie sono lente e mal funzionanti, spesso mancano i soldi, ma noi non ci arrendiamo. Come le formiche, abbiamo continuato a lavorare, perché il volontariato è diventato un vero e proprio lavoro, continuiamo a progettare nuove iniziative. Con circa millecinquecento visite all’anno, un’equipe di ex primari, accompagnati da psicologi e infermieri, si occupa di soccorrere persone che altrimenti rinuncerebbero a curarsi, a causa di problemi economici e di marginalizzazione».

In questo modo vengono tese delle reti, non solo a favore di persone in difficoltà, che così possono godere appieno del diritto di essere curati, ma anche per tutti quegli anziani che hanno ancora risorse da offrire e consigli da tramandare. «Mille pazienti sono una goccia in confronto al mare dei 12 milioni di Italiani che rinunciano alle cure perché non possono sostenere le spese, ma è un’iniziativa che funziona e che porta a risultati concreti».

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È una fonte di positività a cui potrebbero attingere altre realtà del territorio italiano, diffondendo sempre di più un clima di speranza e sostegno. «La speranza siete voi giovani, il messaggio positivo è credere più in voi giovani che avete tante risorse da offrire».

Anna V.

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