«When given the choice between being right or being kind, choose kind».

Sono malato: ho l’influenza e sono in camera mia. Guardo Wonder, la storia di un bambino con una malformazione genetica che affronta il primo anno di scuola, chiaramente per colpa della mia temporanea indisposizione mi fa commuovere.

Vale sempre la pena essere gentili, ma poi, nella realtà dei fatti? Tante belle parole che se ne vanno al vento. Eppure, sì. Vale la pena essere gentili. È una scelta, ci vuole impegno e costanza.

Questo non vuol dire uscire di casa e iniziare a regalare bigliettoni da cento euro a chiunque incontriamo, ma, come sempre, sono le piccole cose che cambiano la vita. Portare una brioches ad un amico la mattina quando ci si vede per studiare, alzarsi per far sedere una persona sulla metro al posto nostro o, ancora, quando parte la sessione ‘speteguless’ godersi le quattro risate, ma stando attenti a non offendere nessuno.

Non sono le parole di un santo. Scritte queste righe, forse non andrò alla ricerca di tutti i dannati da salvare, ma la brioches al mio amico la porterò e, dopodomani sera, anche se uscito dal lavoro mi sentirò come se avessi appena corso la Milano city marathon, lascerò un posticino libero sulla metro. Non diventerò d’un colpo la persona più gentile, ma sarò una persona che cerca di esserlo. Ci vuole impegno e costanza.

La gentilezza instaura un circolo che è contagioso. Oltre a fare stare meglio se stessi farà stare meglio anche l’altro. Nel film, Auggie impara, anche grazie all’aiuto degli amici, a trovare un equilibrio tra essere gentili e farsi rispettare. Essere gentili non vuol dire farsi prendere a pesci in faccia. Sara un memento nella mente che cercherò di ascoltare più spesso.

«Si gentile perché tutti stanno lottando battaglie dure e se vuoi vedere come sono davvero le persone, ciò che devi fare è osservare», con gentilezza e senza giudizio.

Il film Wonder, diretto da Stephen Chbosky, con Julia Roberts e Owen Wilson, nelle sale italiane dal 21 dicembre, è un film che racconta la storia di Auggie, bambino affetto dalla sindrome di Treacher Collins, in procinto di frequentare per la prima volta la scuola.

Tommaso M.

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