C’è un artista sui Navigli che non si ferma mai.

Immaginate una sera di nebbia a Milano, il grigio che fa il prepotente e noi che abbassiamo lo sguardo, evitando lo specchio degli occhi altrui. C’est pas grave, c’è qualcosa a cui non possiamo resistere e sono i colori di Gregorio Mancino.

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Chi entra nel suo studio deve attraversare un cuore e tornare bambino. Tutto prende le sembianze d’arte, senza seriosità, con leggerezza e fantasia. Gregorio aspetta alla soglia, come un oracolo antico. È un padre, uno zio, un cugino, un figlio. Un amico. Quello che è certo è che ti conosce e se tu sei disposto ad accettarlo, sarà un incontro.

Il pittore custodisce le mura di questo luogo senza confini da più di vent’anni. Le sua strada si è incrociata con le anime dei Navigli, da Alda Merini ad Artuto Reggiani, suo maestro, con astronauti, come Paolo Nespoli, e illuminati come Christian Boiron, ma soprattutto con i sorrisi di migliaia di bambini.

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La sua prima missione è infatti portare sfumature dove il bianco e il nero tolgono speranze. Innumerevoli ospedali in giro per il mondo portano la sua firma. Dove la paura ha fermato il tempo, Gregorio riporta la vita, con i suoi colori, sempre in movimento, collezionando riconoscimenti per il suo impegno sociale.

Il suo studio ha riaperto il 3 Dicembre dopo una breve ristrutturazione in Alzaia Naviglio Grande, 4, Milano.

Giuseppe L.

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