Un giovane ragazzo vaga per le vie di una città. Quale questa sia non ha importanza: ogni luogo del mondo è abitato da giovani per le strade. Il Ragazzaccio è uno di loro. Cammina, solo, senza una meta precisa. Non si è dato questo nome da solo: gli è stato assegnato. Col tempo è arrivato a credere che l’etichetta appiccicatagli sulla schiena fosse la verità. Era un ragazzaccio, dicevano, il cui unico scopo era rubacchiare qua e là per l’ansia di sentirsi accettato, per trovare un gruppo a cui somigliare. Ma somigliare a cosa, a chi? Tutto per colpa di una pagnotta rubata per la madre o dei calzettoni strappati di corsa da fili del bucato su un balcone.

Il Ragazzaccio ha un cappotto grigio da quando è piccolo: lo indossa come una divisa da passeggio, d’estate e d’inverno, con il caldo e con il freddo. Sua madre più volte gli aveva proposto di lasciarlo a casa, di procurarsene un altro. Ma lui risponde che lo contraddistingue.
Di notte il Ragazzaccio alza la testa e osserva le stelle tra i palazzi, come se aspettasse una risposta a una domanda: sarò felice, un giorno? Ma a un certo punto deve abbassare lo sguardo. Ora ha una pistola, gliela hanno affidata i nuovi amici. Deve trovare qualcuno a cui rubare un portafoglio. Solo così sarà degno del gruppo. Solo così otterrà l’approvazione degli altri ragazzi di strada. Non sa se la strada sia davvero la sua vita, ma per ora è l’unico modo per sentirsi parte di qualcosa.
In questo mondo, a quanto pare, non sono ammessi ragazzi di strada che guardano le stelle.

Impugnare una pistola. Fermare qualcuno. Derubarlo. Una sera sotto la pioggia arriva un uomo, solo, con un cappotto lungo e scuro. Sentendo la minaccia, l’uomo lascia il portafoglio senza opporre resistenza. Mentre il Ragazzaccio corre via, gli chiede: “Sei davvero un ragazzaccio?” Da quell’incontro non andò più a caccia. Finché una notte non rivede lo stesso uomo, sorridente, come se lo stesse aspettando. Con sé porta una custodia: dentro, un violino. La musica esce dallo strumento. Il Ragazzaccio non aveva mai sentito suoni così.

Forse per la prima volta, il Ragazzaccio si era sentito visto. Quella notte tornò a osservare le stelle nel cielo. Via Speranza 30, nel garage: non era solo. Un gruppo di bambini e bambine, anche più piccoli di lui, in cerchio. Ciascuno con uno strumento musicale. “Mi chiamo José Antonio”, disse l’uomo con un sorriso.
“Io mi chiamo Felix”, rispose il ragazzaccio, con una buona dose di coraggio. Gli altri bambini della strada videro come gli occhi di Felix erano tornati a luccicare. Per la prima volta, si sentiva parte di qualcosa: un’orchestra.

La storia di José Antonio è vera: José Antonio Abreu, musicista, educatore e direttore d’orchestra venezuelano, diede dignità a moltissimi bambini e bambine che altri consideravano solo “ragazzacci”. Abreu (1939-2018) fondò El Sistema, un programma musicale per la promozione sociale dell’infanzia e della gioventù.
Il Ragazzaccio (Camelozampa, 2024), scritto dall’autrice greca Angeliki Darlasi e illustrato da Iris Samartzi, è un albo che fa parte del progetto Reading Diversity, nato per diffondere la letteratura europea di lingue meno conosciute, come danese, olandese, estone, greco e norvegese.
Il libro è stato inserito nella IBBY Honour List e ha vinto il Premio IBBY Grecia. Angeliki Darlasi è scrittrice, autrice di teatro, sceneggiatrice e docente di scrittura creativa; i suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue e adattati per spettacoli di marionette e cinema. Iris Samartzi, illustratrice greca per bambini, è stata candidata all’Hans Christian Andersen Award e all’Astrid Lindgren Memorial Award.
Marta Schiavone
Immagine di copertina: Luca Trevisan, @trattocromatico.
Immagini: Il ragazzaccio, A. Darlasi, I. Samartzi, Camelozampa, 2024.