Chi l’avrebbe mai detto che, sull’uscio dei trenta, il recap dei miei giorni avrebbe compreso un corso per diventare Pasticcera…
Eppure, eccomi qui, da qualche mese ormai, pedalando un’ora al giorno, tutti i giorni feriali di cui la vita mi grazia, avanti e indietro da un laboratorio che ormai frequento più di casa mia. Con altre tredici persone con cui ormai interagisco più che con i miei affetti. Insieme in questo viaggio (avventuroso più o meno, a seconda che si tenga insieme lo sforzo per partorire dei croissant ‘come-si-deve’ o che ci si limiti a rimpinzarsi di gelato che una macchina, edotta dei giusti ingredienti, sputa fuori per noi) alla scoperta dell’arte dello zucchero.

Nel mentre, tra una lievitazione e un’emulsione, sono stata alla SIGEP, LA fiera internazionale italiana di riferimento per gelateria, pasticceria, panificazione e caffè, che si tiene a Rimini annualmente e che riunisce professionisty di queste arti e aziende interessate a smerciarvi roba direi. Levataccia di prima mattina, tot ore di treno schiacciata tra tizia spolliciante sui social senza cuffie e coppia di businessmen non curanti del fatto che al resto del vagone frega er cazzo di quanto voi supponiate di far girare l’economia del Paese.

First reaction: shock. Chilometri di sfogliati, brioche, pasticcini, ordinatamente disposti sotto lucidissime vetrine, a dar mostra della propria opulenza, tra una farcitura alla crema pasticcera e una al frutto della passione. A ricordarmi che nella vita, delle poche certezze che ho, una: zucchero, alias felicità.
Sulle prime titubanti (“Ma tutta sta roba agggratis o si ha da pagare?”), illuminate in volto scoperto che, macheddici, in fiera te magni quello che ti pare perché ‘stai assaggiando il prodotto’; da uno stand all’altro, presuntuose nell’ispezione minuziosa di ogni morso; innaffiato di cocktail al cioccolato e bourbon.

Per non parlare del gelato che, come chi ben mi conosce sa, è per me IL cibo più buono del mondo, il mio preferito: centinaia di stand che scucchiaiavano coppette a due gusti come solo nei miei sogni più reconditi. Un susseguirsi di sbalordita meraviglia per gli occhi, alternata a (consapevolissime ma non per questo meno trionfali) magnate di gelato.

Il tutto culminato nella me ormai rigonfia di zuccheri ed esaltata come un cavallo che, incrociato l’angolo delle case editrici, tra uno sfogliare e uno scattare foto impudiche a ricette che probabilmente mai mi darò il tempo di fare, si porta a casa l’ultimo libro di Iginio Massari, IL Maestro dell’arte della pasticceria. Un frizzante tomo da 8 kg di peso per non so nemmeno quante pagine di narrativa sui tecnicismi della materia. Com’è finita? Io che, da lì a poco, intravedo il Maestro e, fiondatami al suo cospetto, gli strappo un autografo e due chiacchiere, a un libro di cui probabilmente adesso mi toccherà testare qualche ricetta.

Che viaggio l’arte della pasticceria, hasta la goduria siempre!
Gaia Bugamelli
© Immagini: Gaia Bugamelli