La vita a Thunderville passa ogni giorno davanti ai miei occhi come una serie di fotogrammi tutti uguali, senza colore.
La signora Grey ogni mattina, seduta al solito tavolino del bar della stazione, con il suo bicchiere di succo all’arancia (o almeno, è quello che dice) e la sua pelliccia di volpe (quella purtroppo è vera), puntuale come un orologio svizzero, legge il suo giornale, spettegolando con la cameriera sul poco gusto di certa gente e sulla sua vita ora molto più serena dalla morte del marito, perché non deve più preoccuparsi della lunga e stressante organizzazione dei cocktail party lavorativi.
Aspettando il treno delle 7.08, la folla di studenti assonnati viene risvegliata dallo stridulo suono del fischietto di Appy, il controllore della fermata “No H”, dove anche io prendo il treno per andare a scuola. A giorni alterni, l’obliteratrice non funziona e la biglietteria, aperta 3 giorni su 5, scarseggia di biglietti. Ed è proprio in questi giorni che, con il suo caffè e l’aria da arrogante, Appy sfoglia il libretto delle multe terrorizzando ogni singolo studente con il suo sorrisino bastardo. La verità è che Appy è molto solo. Da quel che so, è sempre stato solo. Abita sopra di me, con la mamma molto anziana e molto malata e forse rigetta tutta la sua frustrazione sui poveri ragazzi (me compresa) della fermata “No H”.
La maggior parte della giornata, per chi è studente come me, si passa all’interno delle grigie mura delle superiori, circondata da fitte nubi di Marlboro, il cui odore è talmente forte che s’ impregna nei vestiti. Sette ore, 420 minuti e 25200 secondi di grigie mura e fumo di sigaretta.
La vita a Thunderville passa ogni giorno davanti ai miei occhi come una serie di fotogrammi tutti uguali: La signora Grey, la folla di studenti assonnati, il frustato controllore Appy alla fermata “No H”, le grigie mura e il fumo di sigaretta per sette eterne ore. Non cambierà mai niente in questa città.
Ogni giorno lo stesso film a Thunderville. Gli abitanti di questo luogo sembrano tutti persi nella propria tempesta senza riuscire a trovare l’arcobaleno. E io, da dietro la macchina cinematografica, sono persa nella mia.
«Thunderville, ecco perché ti chiami così!» dico ad alta voce.
Faccio questa riflessione nei 15 minuti di passeggiata verso la stazione, quando, qualcosa di diverso, cattura la mia attenzione. Seduta vicino alla signora Grey, un viso non familiare, sembra conversare amichevolmente. Curiosa mi avvicino, tanto sono in anticipo di 5 minuti.
Ordino un caffè e cerco di ascoltare.
«La ringrazio Signora Grey, sa io sono nuova. Mi sono trasferita qui da mia nonna da poco, ma lei non può uscire di casa in questo periodo. Però sa una cosa? Lei le assomiglia molto. Domani mattina la trovo qui? Mi piacerebbe molto che mi raccontasse ancora un po’ di questa città.»
Anche lei prende il treno alla mia stessa fermata. Oggi la biglietteria è chiusa. Il fischio di Appy non tarda a mancare. Però stranamente non sta sfogliando il libretto delle multe e il suo sorrisino sembra… felice. Si avvicina alla nuova ragazza e le appoggia una mano sulla spalla e dal suo labiale leggo buona scuola. Si conoscono? Ma chi è questa nuova ragazza?
Mancano 5 minuti alla campanella, tempo di una Marlboro. Sto per accenderla, quando una timida voce, accompagnata da un tiepido alito di lavanda, mi dice: «Ciao io sono Eva. Abito sopra di te. Al posto di quella sigaretta vuoi una caramella alla lavanda? Con me sta funzionando.»
«Sei nuova di qui? Sta mattina non ti ho visto uscire di casa.»
«Sono uscita presto, volevo conoscere un po’ la città. E se te lo stai chiedendo, sì Appy è mio padre. Ho perso mia mamma un anno fa e quindi son venuta a vivere qui. Tranquilla, non voglio metterti a disagio. Ma dirti che è possibile smettere di fumare.»
Oggi le sette ore, i 420 minuti e 25200 secondi son passati velocemente. Ho trascorso quasi tutto questo tempo a chiacchierare con Eva (è in classe con me) e la Marlboro sta ancora aspettando di essere accesa.
«Domani mattina ho un appuntamento con la signora Grey, vuoi venire con me? Mi ha promesso il racconto delle feste più belle di questa città, organizzate da lei in persona. Lo sai che beve del Brandy la mattina? Domani le offrirò un succo d’arancia, ha già una certa età e beve un alcolico così presto.»
La mattina seguente al solito tavolino, sorseggiando un succo d’arancia, La Signora Grey ci racconterà di quanto erano belli i cocktail party e di quanto le mancavano.
Il controllore Appy sarà impegnato in una lunga telefonata per far aggiustare l’obliteratrice.
Ogni giorno non ci sarà più lo stesso film a Thunderville. Qualche fotogramma è cambiato, ha ritrovato il colore dietro a quelle grigi e tristi mura. Qualcosa è cambiato nella vita della signora Grey, nella vita di Appy e anche nella mia. Non so dove lei abbia trovato il suo, ma Thunderville ha ritrovato il proprio arcobaleno, Eva.
Virginia Galizia
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