Marco Rodari, in arte il Pimpa, è un clown, che ha trasformato il sorriso, un gesto così semplice, in un motore di pace e speranza. Il suo lavoro nelle città in guerra va oltre l’intrattenimento; crea infatti un cambiamento positivo.
Ogni grande progetto, nasce sempre da poche semplici azioni, tu come hai iniziato?
Ho cominciato girando l’Italia, andando nei territorio più difficili, con l’obiettivo di portare allegria e serenità ai bambini. Poi non mi è più bastato, sentivo che potevo fare di più, e quindi sono partito e ho iniziato a girare il mondo. Durante uno dei miei viaggi, nel 2009, mi sono fermato per alcuni mesi in Medio Oriente, per far nascere un progetto per i bambini. Aiutavo e supportavo alcune realtà del luogo, come ad esempio la parrocchia. Il prete di questa comunità venne trasferito nella striscia di Gaza, e mi chiese di seguirlo, per poter avviare insieme l’oratorio della sua nuova chiesa e sviluppare un progetto che potesse coinvolgere tutti i bambini della Striscia.
Perché è importante portare il sorriso ai bambini nei paesi di guerra?
I bambini rappresentano la speranza: quando un bambino sorride, sorrideranno anche i genitori, e questo fa cambiare l’approccio, il modo di vivere la guerra. E’ infatti una piccola goccia positiva, e in un luogo dove di positivo non c’è nulla, fa una grande differenza, crea un eco positivo, in grado di contagiare la comunità. Io quando vado nei paesi in guerra, come prima cosa aiuto la comunità, lavorando e supportando nel quotidiano. Poi cerco sempre di regalare attimi di meraviglia ai bambini, rendendoli così portatori di pace, e questo a cascata porterà sorrisi alla comunità. Infine, mi preoccupo per quando io tornerò in Italia, e non sarò più li con loro, e quindi insegno qualche gioco ai ragazzi, e cerco di creare un gruppo di animatori del luogo, che siano in grado di moltiplicare la meraviglia portando avanti le attività, in modo tale che i bambini continueranno a sorridere.

In quale modo la guerra impatta sui bambini?
La guerra spegne i bambini, fa perdere loro la gioia che è nel loro DNA, e i loro occhi non trasmettono più speranza. Purtroppo oggi i bambini sono diventati da danno collaterale a parte attiva nella guerra. In Ucraina sono state distrutte più di 3500 scuole. Senza le scuole, le famiglie scappano, perché hanno il terrore che possa succedere qualcosa di grave ai propri figli, e così facendo, si sono svuotate le città. La guerra purtroppo non sbaglia. Il numero di bambini uccisi aumenta, nonostante cresca la precisione bellica. Per costruire la pace deve cessare l’uso delle armi, perché solo così si può ragionare.
Come scegli le realtà in cui andare?
Non sei tu che vai in un contesto di guerra, è la comunità che ti chiama. Ci deve essere, infatti, una fiducia reciproca. Quando sei là, stai mettendo la tua vita in gioco, e la vera unione con la comunità si realizza quando rischi la pelle con e come loro. La guerra porta gli esseri umani a non fidarsi più degli altri. Per questo, quando vado, ho bisogno di tanto tempo prima di riuscire a instaurare dei rapporti, ma soprattutto torno e ritorno nello stesso posto più volte, perché solo così si può costruire un rapporto di fiducia.
Quando torni in Italia, come affronti il rientro e in che cosa ti impegni?
Il rientro non è facile, ed è impossibile affrontarlo da solo. Per fortuna ho una rete di amici che mi supporta e aiuta. Io quando sono qua faccio testimonianza attiva nelle scuole e in varie realtà, cerco di descrivere e raccontare quello che ho provato nelle mie esperienze. Questo aiuta anche me, mi permette di elaborare le emozioni che ho provato mentre ero via. In più, da quattro anni organizzo una giornata dedicata alla meraviglia e ai bambini che si trovano nei paesi di guerra, sempre il secondo weekend di ottobre. Lo scorso anno ho coinvolto più di cento realtà: l’obiettivo di questa giornata della meraviglia è sensibilizzare su questo tema, per farne capire l’importanza. Un piccolo progetto che ogni anno cresce.
Ci lasci un messaggio per il Polo Positivo?
Fare del bene è sempre positivo. Viaggiate, siate operatori di pace. Regalare meraviglia a un bambino lo rende portatore di pace. Finché ci sono bambini in guerra, c’è speranza: è la sola cosa positiva della guerra.
Andrea Antoniazzi
©Credit foto: Courtesy of Marco Rodari