Una sera di fine estate, con una lieve brezza rinfrescante, in città due persone che si amano.
La giraffa ha il cuore lontano dai pensieri. Si è innamorata ieri e ancora non lo sa.
Stefano Benni
Sta tornando a casa, é tardi. Sta pedalando dopo una serata con alcuni amici. Il vento gli spinge i capelli intorno a quelle cuffie enormi che si mette sempre in testa, ma loro, ben salde, restano dove sono. Quante volte ha percorso quella stessa strada, potrebbe quasi indovinare i giri di pedali che gli bastano. É il suo momento preferito. Fa partire la musica e si lascia scivolare dentro la giornata, la raccoglie. Con quella pedalata tutta storta e la bici gialla così piccola, sta bene. In quel momento, sta volando nei suoi pensieri, anche se solo per dieci minuti. Ripercorre lo stesso asfalto di sempre.
Corso Regina sembra enorme la sera. Non c’è nessuno intorno a lui. Si ferma e scende dalla bici. Si guarda intorno mentre la stessa canzone continua a suonare in riproduzione continua. Questa sera vuole camminarsela, la sua bella città. La città dei ricordi. Riguarda tutti i vicoli che si diramano alla sua destra, li respira. Sanno di asfalto umido e fresco, lo stesso dopo una scarica di pioggia.
Mentre passeggia ripensa a quando da bambino voleva fare l’aggiusta penne. Era convinto che esistesse un omino che occupava le sue giornate a riparare penne che non funzionavano più, curandole una ad una. Era tanto che non tornava a questo ricordo così lontano. Dove è finita quella leggerezza? La ritrova ora, un passo dopo l’altro, col naso all’insù. Osserva i balconi lasciati in sospeso da qualcuno che da poco è rientrato in casa. Conta le luci accese, di chi, come lui, vuole godersi gli ultimi attimi di questa giornata che sta volgendo al termine. I lampioni lo accompagnano, gli illuminano i pensieri, lui li saluta con lo sguardo.
Rimette insieme i pezzi della sua mente. Nell’ultimo anno si è aperto tanto, non era più abituato a sentirsi. Ormai aveva imparato a rivestire la sua intimità con strati e strati di solidità. Si è sempre definito come un broccolo perché, come il broccolo, è duro da masticare, ma, messo in padella o in acqua, con il tempo, si ammorbidisce. Ha lasciato andare parti di sé che, da tempo, chiedevano di essere liberate. Ha lasciato che il vento se le riprendesse e le facesse danzare come foglie che qualcuno avrebbe poi raccolto e custodito in un vecchio diario.
Non sono nessuno. Non so come sentirmi, pensare, amare. Sono il personaggio di un romanzo non scritto.
Fernando Pessoa
Durante l’estate ha scritto un pensiero che gli attraversa la mente: vorrei essere mille vite ma sono contento in questa. Si avvia verso casa sua, sorride.
A cura di Adele De Pasquale
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