Rifletti(mi)

Ogni mattina avveniva il fatidico incontro. Lei cercava di evitarlo, mentre lui la aspettava immancabilmente per riflettere la sua immagine ancora assonnata. Lei l’aveva trovato in un mercatino una domenica di marzo e si era perdutamente innamorata di quella voluttuosa cornice dorata. Lui giaceva non lontano dalla finestra, la cui luce facilitava il riflettere dell’immagine di lei su di lui.

Eppure, ultimamente lei cercava di evitare quell’incontro, perché nel suo riflesso scorgeva di continuo una versione di sé che non amava e l’immagine proiettata le evocava sensazioni contrastanti. 

Il loro rapporto era mutato nel tempo e se all’inizio lo specchio era fonte di scoperta e curiosità, ora a lei pareva che quell’odioso strumento non volesse fare altre che mostrarle i segni che lo scorrere del tempo lasciava sulla sua pelle; certe volte le pareva addirittura di sentire una voce provenire dallo specchio, che le ricordava che non aveva mantenuto le promesse fatte e che la costanza non era una delle sue caratteristiche principali. Lui, fedele a ciò che gli si poneva davanti, rifletteva inequivocabilmente pregi e difetti di chicchessia.

Lei lo sapeva bene che lo specchio non aveva la colpa di quel suo disagio e che tutto dipendeva da come lei decideva di guardare se stessa attraverso quella superficie riflettente, ma spesso preferiva distogliere lo sguardo e non considerare né lo specchio, né se stessa. 

Alcune volte avrebbe desiderato romperlo, nel tentativo di distruggere con esso ciò che di lei avrebbe voluto far sparire. 
Altre volte, però, in fila al supermercato, in posta, prima di dormire, o quando le capitava di riflettersi nei finestrini delle macchine, pensava a lui, solo, in bagno, appannato e trascurato; lui, il cui unico obiettivo era quello di riflettere quello gli veniva proiettato di fronte, lui, che probabilmente, se davvero avesse avuto una voce, le avrebbe detto «non badare alle apparenze, concentrati sulle cose importanti», lui rimaneva per lei un grande compagno di vita.  In lui e grazie a lui, lei aveva saputo vedere diverse sfaccettature di una stessa persona e scoprire cambiamenti che altrimenti non avrebbe colto. Quello specchio era stato il suo confidente più segreto, pubblico privato di tanti discorsi improvvisati e delle smorfie mattutine. In rare occasioni lui era stato l’unico testimone del riconoscimento di uno splendore che lei dimenticava di avere. 

Così, quelle volte in cui a lei capitava di pensare a lui, succedeva che la sera correva a pulirlo, come per dirgli che anche se la loro era una relazione è conflittuale, teneva molto ai loro momenti di gloria, di tristezza, di rabbia e di quotidianità. 
E ogni volta prometteva tornare a guardarlo e a pulirlo con più regolarità.

Mishel Mantilla

© Credit immagini: Courtesy Mishel Mantilla

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