Ospedale di Santo Chiodo di Spoleto: così viene definito il laboratorio di restauro della località umbra che attualmente ospita circa 5000 opere danneggiate dal sisma del 2016. Il deposito antisismico venne creato nel 1997 per volere della Regione Umbria. In particolare venne adibito per restaurare le parti danneggiate della Basilica di San Francesco d’Assisi e successivamente venne inaugurato nel 2008 per creare una vera e propria struttura per il restauro; ma solo oggi è utilizzato pienamente come spazio per il ricovero di opere d’arte ‘da guarire’.

Attualmente è il Ministero dei Beni Culturali che si occupa della struttura: promuovendo l’apertura del bando per la messa in sicurezza e l’allestimento del luogo, operatori culturali e restauratori si sono messi in gioco per poter far parte di questo grande progetto.  “Il bando prevedeva che i lavori iniziassero a febbraio e che nel corso di un anno si alternassero quei restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure che avessero vinto; a fine giugno è stato concluso il lavoro di allestimento del deposito”: questa è la testimonianza di Antonella Casaccia, vincitrice del concorso bandito dal Ministero, nonché restauratrice dell’Opificio che in passato si occupò del restauro della famosa Ultima Cena del Vasari.

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I beni custoditi all’interno dell’ospedale sono stati tutti muniti di una scheda di pronto intervento, secondo le direttive del 2015, in modo tale che queste possano essere riconosciute e quindi che possano ricevere le giuste ‘cure’ per essere salvate. L’Ospedale di Santo Chiodo è stato aperto al pubblico in occasione delle giornate Fai di Primavera e vi rimarrà fino al 30 luglio di quest’anno; ciò è stato possibile grazie all’azienda Sistema Museo in collaborazione con il patrocinio del Segretariato Regionale, della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria e della Regione Umbria.

Per gli appassionati d’arte il laboratorio costituisce un prezioso scrigno di gioielli artistici di ogni epoca: opere archeologiche e d’arte antica, provenienti dalla zona della Valnerina, si alternano a opere contemporanee di Burri e Calder. Non capita tutti i giorni di poter ammirare in un unico spazio opere in restauro culturalmente e storicamente differenti e può costituire un pretesto per rivisitare l’Umbria e suoi splendidi paesaggi: quindi affrettatevi!

Marta

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