Lo si sente dire spesso: è dalle difficoltà, dai momenti di crisi, che nascono le cose più belle, quelle che possono cambiare il mondo.

Così, oggi che le nostre parole sembrano sempre più chiuse nella bolla virtuale dei nostri smartphone, tornano più forte che mai la voglia e il desiderio di incontri reali e di condivisione.

Lo si vede sui muri delle città italiane, dove centinaia di poeti, così anonimi e così poeti, notte dopo notte appendono i loro versi alla ricerca di uno sguardo che sappia ancora stupirsi. È il Movimento per l’Emancipazione della Poesia (MEP).

Lo si vede nelle realtà locali, dove, per dirne una, dal sogno di due amici, in una piccola città lombarda chiusa tra le meraviglie del suo lago e delle sue montagne, si è aperto uno spazio di arte, di non giudizio e di espressione, Allineamenti.

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Sono scommesse folli, ma che vale la pena giocare, perché, comunque vada, è stato bello. Sono cose che si fanno perché ci si crede. Si crede che nel posto in cui siamo finiti sia più facile sentirsi soli. Si crede che da soli, non ci si possa salvare. Si crede che bisogna provarci a fare qualcosa anziché limitarsi a un passivo lamento. Si crede che la forza del nostro esempio sia la nostra arma migliore.

E, allora, be the change, come diceva Gandhi – ma non era l’unico a farlo. Dobbiamo essere i testimoni dell’esempio altrui, usare la tecnologia a questo scopo e non esserne sottomessi. Torniamo a incontrarci, a parlarci, ad ascoltarci. Non c’è più tempo per scappare. The times they are a changin’, cantava Bob Dylan.

Giuseppe

 

© Credit immagini: Sara Bresciani per Allineamenti; MEP.

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