Davide fissa il mezzo che dovrebbe trasportarlo per i trafficati cieli della Germania e non vuole salire. Ha la forma di un aereo, non c’è dubbio, ma sembra piuttosto l’opera di recupero di tutti gli aerei che non ce l’hanno fatta e si sono abbattuti rovinosamente su qualche pista o qualche prato di montagna.
Davide si guarda intorno incredulo, alla ricerca di un sostegno, di qualcuno che gli dica: “è solo uno scherzo”. Intorno a lui ci sono altri passeggeri e ciascuno affronta la visione del trabiccolo a modo suo. Alla sua destra, una signora con gli occhiali enormi e la faccia piccola piccola, le lenti spesse che le strabuzzano gli occhi già strabuzzati: immobile, emette un lieve rantolo di sgomento dalla bocca semichiusa. Poco oltre, una coppia di francesi coperti da strati di sciarpe e cappellini si è organizzata come segue: lui, compulsivamente, scatta foto con una macchina usa e getta – sul rullino si imprimono inesorabilmente le immagini dello scheletro di aereo preso da qualsiasi angolazione; lei, lucida e inflessibile, chiama amici e parenti per un congedo drammatico ma rapido – i minuti all’estero sono limitati. Per un attimo, il suo sguardo incontra quello di Davide: gli sorride amorevolmente, poi torna a gridare qualcosa al telefono.
Il solo a non essere preoccupato è un ragazzetto più in là – gli occhi infossati, i capelli ricci senza controllo, i pantaloncini nonostante il vento gelido di febbraio. Non ha ancora alzato lo sguardo dalla Nintendo per posarlo sulla carretta su cui intendono farlo salire: è alle prese con la cattura di un Pokémon leggendario. Pertanto, nel caso in cui riuscisse nell’impresa, sul trabiccolo morirebbe da eroe.
Davide torna a guardare la parvenza di aereo di fronte a lui, notando un dettaglio che gli era sfuggito. Il modello infatti dispone di un insolito optional: un set aggiuntivo di rotelle, posizionato fieramente nella parte anteriore. In un primo, fugace momento, Davide si sente al sicuro e sa, nel profondo, che non potrà mai accadergli niente di male. L’istante dopo Davide ha fame, poi freddo, poi sonno – sviene. È proprio così, pallido e contorto sull’asfalto della pista di decollo, che qualcuno lo ritroverà anni dopo, in una fotografia dell’album “Allemagne 2019”, ottenuto dallo sviluppo del rullino di una macchina usa e getta.
Benedetta Follini