Una bici per due

Il campanello delle 12.30 del giovedì era il suono più atteso della settimana. Sedute una accanto all’altra, da ormai più di sette anni – da quando l’una aveva detto all’altra, il primo giorno delle scuole medie, « vieni, siediti qui! », le due amiche fissavano l’orologio vicino alla lavagna, quella che all’ultima ora si riempiva di calcoli ed equazioni incomprensibili ad entrambe, aumentando il desiderio di uscire dal liceo e vivere finalmente la loro vita, libere, insieme. 

Al suono del campanello, zaino in spalla e chiavi alla mano, le due si dirigevano al parcheggio delle biciclette, non prima di aver dato una sistematina a giacca e capelli, per rendersi pronte all’eventualità di incrociare i ragazzi dell’ultimo anno.

Il rituale che seguiva era sempre lo stesso: mentre l’una si occupava di togliere la catena alla bicicletta, l’altra sistemava i due zaini sulle spalle, uno davanti, e uno dietro, per equilibrare il peso. Poi, entrambe percorrevano a piedi la salita che dal parcheggio delle bici portava all’entrata secondaria del liceo e, una volta su, l’una saliva sul sellino, prendeva bene le misure per sedersi lasciando ampio spazio dietro di sé, e l’altra si sistemava a cavalcioni sul portapacchi, risistemando gli zaini per non ostacolare il pedalare dell’amica e, una volta in moto, non muoversi più. 

Il resto era una questione di addominali, equilibrio, braccia all’aria nel tratti leggermente in discesa e qualche spinta a quattro gambe nelle ripartenze. La direzione era irrilevante, l’importante era andarci insieme, in quel viaggio precario, che non mancava, ogni tanto, di qualche piccolo incidente: una curva troppo stretta, una frenata non prevista, un paletto o panettone schivato dalla prima, ma non dalle gambe della seconda. I lividi facevano parte del gioco, come la rigidità dei muscoli ad ogni pedalata. 

Quante volte avranno fatto quel percorso, le due amiche non saprebbero dirselo. E perché non avessero pensato di prendere due biciclette, anziché dividersene una, neanche questo saprebbero spiegarselo. Ma se, ancora oggi, qualcuno chiedesse ad una di loro quale fosse la cosa più bella dei tempi del liceo, entrambe racconterebbero delle feste in cui si imbucavano, delle tante risate, dei primi viaggi, e persino di quella volta in cui, insieme ad altri compagni, occuparono la scuola, in segno di rivoluzione. Eppure, anche se non lo diranno, entrambe penseranno a quei viaggi in bicicletta pieni di sforzo e ilarità, di amicizia allo stato puro.

Mishel Mantilla

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.