“Ciò che è comprensibile a uno sciocco, è comprensibile a tutti gli altri“.
Così scrive Ralph Leighton nella prefazione del libro QED di Richard P. Feynman. Feynman, fisico e divulgatore scientifico statunitense, vincitore del premio Nobel per la fisica nel 1965, non era uno scienziato ordinario. Era infatti disinteressato a tenere conferenze per organizzazioni e società prestigiose ma favoriva l’individuo, colui che era genuinamente interessato nella fisica. Per questo dedicò molto del suo tempo ad insegnare i concetti più ardui della fisica moderna ad Alix Mautner, un’appassionata letterata inglese. QED è dedicato proprio alla letterata, che non fece in tempo ad imparare le leggi sconvolgenti della meccanica quantistica spiegate nel libro.

Feynman e altri scienziati famosi, nel corso della loro carriera, hanno nutrito interesse per altre professioni. Da Vinci per l’arte, Einstein per la filosofia, Newton per la teologia. La scienza invece sembra essere inavvicinabile se non parte integrante della propria carriera prima accademica e poi professionale. Il giovane studente è quindi sotto pressione perché deve decidere se perseguire degli studi scientifici oppure escluderli permanentemente.

Il problema non sorge da una mancanza di persone entusiaste ad ascoltare le leggi della natura ma da come questa natura viene presentata. Come è giusto che prevalgano i testi tecnici che trattano una materia in tutte le sue sfaccettature tramite passaggi complessi, dovrebbero aumentare i testi semplici che traducono un fenomeno intricato a facilmente comprensibile.
È proprio questo che fa il fisico Carlo Rovelli, professore all’università di Aix-Marseille e autore di numerosi libri, tra cui “La realtà non è come ci appare”. Quest’ultimo, spiega brillantemente la teoria delle gravità quantistica a loop di cui Rovelli è fondatore. Il libro, oltre a svelare tramite una serie di passaggi logici le oscurità della teoria, si sofferma sui collegamenti tra questa ed altre già esistenti, sulle conseguenze che può avere in futuro e su ciò che è ancora ignoto.

L’autore sembra quasi ritenere il lettore inesperto fortunato perché non soggetto a pregiudizi scientifici. A questo proposito, Rovelli lascia trasparire il potere di rievocare la spensieratezza infantile a chi come Alix Mautner ritiene la scienza un’arte da ammirare.
Il nostro mondo orbita attorno a fenomeni scientifici e innovazioni tecnologiche. Tenersi informati a riguardo è un diritto, per cui l’abbattimento delle barriere all’accesso alla scienza costituisce un imperativo morale.
Iacopo Guiducci
Ottimo spunto su un tema quanto mai attuale e, ahimè, non nuovo. Certo, trattasi proprio di imperativo morale che propone una riflessione di fondo: perché è necessario richiamare tale imperativo? In effetti, troppo spesso appare negli scritti la volontà di esibirsi piuttosto che quella di diffondere conoscenza e sapere. Occorre, come al solito, cominciare dalla scuola, cioè dagli insegnanti in generale, per indirizzare ognuno a spiegare la realtà e non a descriverla mediante acrobatici virtuosismi autoreferenziali.