Alfredo Jaar, The Skoghall Konsthall. L’assenza porta curiosità

Alfredo Jaar, artista cileno, architetto, nonché film-maker attivo a New York, realizza opere da sempre connesse ai più disparati contesti politici e socio-culturali del mondo, portandone alla luce le criticità e volgerle in positivo. La sua arte sta proprio nella capacità di vedere “il bicchiere mezzo pieno”. La sua mission? Ribaltare situazioni di crisi e di disagio nei luoghi da lui visitati e vissuti, tramite idee costruttive per la società, che si proiettano perfettamente nei suoi lavori artistici.

E’ il primo artista latino-americano a partecipare alla Biennale di Venezia del 1986: si presenta con la sua installazione Gold in the Morning, raccontando tramite foto e filmati le aberranti condizioni di lavoro dei lavoratori delle miniere brasiliane, a cielo aperto, di serra Pelada.

Nel 2000 Jaar si trova in Svezia dove realizza una delle sue opere più emblematiche: a Skogal, cittadina famosa per la produzione di carta, realizza un’installazione frutto di una profonda analisi sulla cultura locale. L’artista rimane colpito dalla totale mancanza di un centro di aggregazione culturale, che rifletteva una assenza di identità culturale degli abitanti. Decide così di realizzare un padiglione interamente di carta, con l’intento di creare un polo artistico, attrattivo per i cittadini, battezzato Skoghall Konsthall, la Galleria d’Arte di Skoghall. L’installazione era stata pensata per la durata di un giorno e doveva contenere al suo interno lavori di alcuni artisti locali provenienti da Malmo e Goteborg.

 

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Nonostante le proteste della comunità, che finalmente poteva godere di un centro culturale, l’intento di Jaar era quello di dare alle fiamme l’intero complesso. Il suo progetto puntava a sensibilizzare l’opinione pubblica e stimolare la curiosità dei cittadini: la presenza e la successiva assenza di un elemento portante della civiltà contemporanea come poteva essere un museo, portava l’attenzione su quello che, fino a quel momento, era stato un problema invisibile agli occhi della città svedese. La comunità divenne dunque ‘spett-attrice’, partecipando positivamente e attivamente alla vita culturale, seppur davvero breve, di Skoghall.

 Diego

© Credit immagini: Espoarte, ‘Alfredo Jaar The Skoghall’, 2000 + link

                         

Il forte piano del pianoforte

La musica è condivisione. Non importa chi tu sia, pianista famoso, passeggero qualunque, clochard o anche addetto alla manutenzione in pausa. Non importa che stile tu abbia nel suonare il pianoforte, se leggero come una farfalla o pesante come un macigno. Tutto curvo sulla tastiera o con lo sguardo in alto verso il tetto della stazione come se fosse uno spazio infinito. Non importa neanche se suoni Bach, Einaudi, un pezzo jazz, un pezzo blues, un pezzo rock&roll, o addirittura se stai suonando un pezzo tutto tuo. Non importa niente di tutto ciò.

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© Credit immagini: Eleanor photo, Londra, Agosto 2012

Puoi sederti su quel seggiolino, in mezzo alla folla annoiata della stazione, e regalare loro la tua musica. Gente con la bocca aperta e con la valigia in mano comincia a circondare lo strumento. Sono centinaia i video caricati sui social: musicisti condividono la loro abilità, e altri le ri-condividono, registrando con il cellulare. Di click in click, i video dei più bravi diventano virali su internet, e tutti possono ricevere in estemporanea parte di questo regalo.

Tutto è partito nel 2008, con un’idea dell’artista Luke Jerram, che portò un pianoforte nella stazione di Birmngham. Sopra c’era appoggiato un cartello: Play me, I’m yours. Successivamente millesettecento pianoforti hanno conquistato i luoghi pubblici di cinquantacinque città del mondo. In Italia, promossi da Grandi Stazioni, sono arrivati prima a Venezia, poi Napoli, Milano, Roma e infine Torino. Alcuni pianoforti hanno avuto storie travagliate, a Milano è stato danneggiato da alcuni vandali nel 2015, così come a Napoli, dove però ricompare grazie alla donazione di un anonimo benefattore. La musica è condivisione. È aggregazione. È effetto a catena: non la si può fermare facilmente. Quindi il fenomeno cresce.

Alcuni giovani e vecchi musicisti diventano degli “abitué” di un orario e una stazione. Altri vanno a caccia di pianoforti pubblici e condividono i video delle loro performace nelle pagine Facebook – Lend me a piano è un esempio. La maggior parte della gente, che non ha doti musicali particolari, si limita a incoraggiarli sui social e a sperare di incrociare qualche musicista gentile dopo aver perso il treno. Continuate così!

Eugenia

© Credit immagini: rockerilla.

Modigliani a Genova

Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi.

Così Amedeo Modigliani ci allunga la mano per invitarci nel segreto della sua pittura. Non si può rimanere indifferenti davanti ai ritratti del genio toscano. Lo si può disprezzare, amare, rifiutare, acclamare. Ma se ti capita di trovartici di fronte, non hai scelta. Forse musei e gallerie lo dovrebbero scrivere: sconsigliato l’ingresso a chi evita le emozioni.

Nell’opera di Modigliani il contrasto tra luce e ombra, tra bene e male, è reso in modo sottile, elegante e ordinato. Non si aggiunge violenza al mistero – sarebbe banale, scorretto e inutile. La sua arte non ha bisogno di artifici. Porta un messaggio universale con l’umiltà di un mistico orientale.

L’asimmetria dei volti non scoraggia l’osservatore sensibile perché lì dentro è nascosto l’equilibrio. La bellezza passa attraverso la sofferenza, è inevitabile. La fragilità ci accompagna al senso, ma dobbiamo riuscire a non temerla, come ci ha insegnato con il suo pennello.

Tra l’innocenza di Dedo, soprannome dell’infanzia e degli amici sinceri, e la disperazione di Modì, per assonanza con maudit (maledetto), si è creata una connessione con forze più grandi, forze che l’artista intuisce e rispetta. Quegli occhi assenti sono l’impronunciabilità del Dio di Mosè, sono la resa di fronte al Tutto, il limite che ci porta all’infinito.

Ma la consapevolezza è un percorso senza ritorno. Il limite, una volta scoperto, non si può rinnegare. Così Modigliani si scontrerà, attraverso il folle amore per Jeanne, con la legge della sua stessa anima: dipingerà i suoi occhi.

Giuseppe

Inaugurata il 16 Marzo, la mostra rimarrà aperta fino al 16 Luglio 2017 a Palazzo Ducale (piazza Matteotti, 9, Genova) dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 19:30 e il sabato dalle 9:30 alle 22. Per info e prenotazioni: link.

Meditations on a Mandala

Swirling thoughts,
still for an instant
only to wander
into deep space
abyss
return as an echo
Still in movement,
calm amid chaos …?
I make an offering of fire
that is gracefully accepted,
distance and nearness
don’t exist anymore,
neither does the
withheld
nor the released,
the vital fire
transformed
penetrates space,
explodes violently
a million galaxies
take birth,
whirling, swirling
constantly
as the beat of time slows
almost to a whisper
The circle is squared,
balance found,
fleeting thoughts
stilling into a deep silence
… repose

 

La poesia ispira ed è parte dell’opera Scape della giovane artista brasiliana Diana Lobo, esposta al Premio Arte Laguna di Venezia nel 2017.

YOGA=GYOIA

Noi giovani stiamo diventando sempre più attenti alla cura di noi stessi, della nostra salute e del nostro benessere.

Questo si traduce nel promuovere un’alimentazione consapevole, svolgere attività fisica e praticare forme di rilassamento diversificate.

Un’abitudine che, per moda o per reale passione, si sta diffondendo in maniera importante è lo yoga.

Sempre più spesso, infatti, in palestra o all’aria aperta, vengono organizzate pratiche collettive che raggruppano persone di ogni età.

Il locale V3RAW a Milano, propone un paio di volte al mese lezioni di yoga su un tetto che si affaccia sullo skyline di Milano, offrendo un’esperienza unica di salute e relax.

Si tratta di un ristorante vegano e salutista, che propone piatti nutrienti e gustosi a base vegetale e che negli ultimi mesi ha voluto completare la sua offerta implementando questi corsi, che generalmente si svolgono il lunedì sera al tramonto.

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In vista dell’estate e delle alte temperature inoltre, lo yoga si presenta come un’attività fisica che permette di tonificare senza farsi scoppiare il cuore.

Ma, cosa fare se si vuole iniziare da zero?

Un consiglio, non restiamo da soli!

Consideriamo lo yoga un momento di condivisione e partecipazione: ciò gioverà allo spirito, eviterà di commettere errori posturali e sarà molto divertente!

Se volete partecipare all’evento V3RAW, visitate la pagina Facebook per essere aggiornati sulle prossime date.

Namaste!

Giulia

© Credit immagini: cannellaedintorni.itsow-wageningen.org