Quando le montagne cantano: una storia di femminismo del Novecento

Ho trascorso con mia nonna dodici anni della mia vita. 
Per tutta l’infanzia abbiamo condiviso il pianerottolo e la quotidianità: volevo che fosse lei ad aiutarmi la mattina. Prima di andare a scuola, lei preparava con cura un panino per me e mio fratello. 
Spesso mi raccontava delle storie che non capivo, preghiere in dialetto salentino, che trovavo indecifrabili.

I myosotis, o non ti scordar di me,, simbolo della festa dei nonni

Nonostante l’infanzia in Occidente nel Ventesimo Secolo sia diametralmente opposta a quella in Vietnam nel secolo scorso, leggere Quando le montagne cantano, romanzo di esordio di Nguyen Phan Que Mai, scrittrice vietnamita, mi ha profondamente colpita. A fine lettura sorge spontanea una riflessione sui legami affettivi, la cura reciproca che gli esseri umani si impegnano a costruire.

L’opera fa parte del genere narrativo ‘familiare’: la scrittrice ripercorre la storia dei suoi antenati, le tragedie della Storia del suo paese e il riscatto di tre generazioni di donne in Vietnam.
L’autrice vive in America da molti anni, senza però aver dimenticato la profonda cultura vietnamita. Nel romanzo temi chiave sono il buddhismo – si parla di benessere psicofisico, arti marziali per difendersi, mediazione – il culto dei defunti e della famiglia, i libri – la libreria della protagonista è folta di titoli occidentali come Pinocchio e l’istruzione, che diventa un momento privato tra i personaggi.

Le protagoniste sono Dieu Lan e Ngoc, rispettivamente una nonna e una nipote, che sopravvivono e lottano per difendere il diritto a una vita ‘normale’ nel susseguirsi delle brutalità commesse dall’imperialismo francese e giapponese, dalle leggi imposte dal regime comunista e della guerra con gli Stati Uniti.
La prima è una donna di sessant’anni; nel corso della storia svolge varie mansioni, dall’insegnante in una scuola, a proprietaria delle terre di famiglia. Il peso delle tragedie le segna il volto, ma ad invecchiare è solo il suo aspetto esteriore, perché il suo animo rimane forte e libero. 
Lan racconta alla nipote i traumi, le perdite familiari, ‘esilio’ forzato, la violenza e la grande carestia che colpisce il Paese per via delle politiche comuniste. Tuttavia nulla è perduto, anche a costo di violare la legge ed essere emarginate dal resto della comunità.

Il racconto delle radici familiari e la vicinanza della nonna, aiuta Ngoc a ricomporre, anche idealmente, la sua famiglia divisa dalla guerra nel sud del Paese, e rispondere alla domanda che, in fondo, si pone anche il lettore:«Perchè tutto questo dolore?».
Nonostante tutto l’odio viscerale per la guerra, la giovane Ngoc acquisisce tramite lo studio la consapevolezza che anche lo straniero è una persona con radici e coscienza, che non deve essere oggetto di ulteriore rancore. Tramite la lettura del libro La casa nella prateria, Ngoc arriva a empatizzare con la protagonista, americana, la quale soffre la lontananza del padre.

Quando le montagne cantano è un manifesto contro la guerra, un faro sulla condizione della popolazione civile, delle privazioni e dell’alienazione che suscita la violenza.

Francesca Cesari

© Credit immagini: link + link + link

2 pensieri su “Quando le montagne cantano: una storia di femminismo del Novecento

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